Capovilla, l’addio in una bara poverissima

Chiesa gremita a Sotto il Monte: monsignor Forte lo ricorda dall’altare con le parole di Elisa Roncalli, in prima fila Bersani
CHIETI. Una bara poverissima, l’ultimo insegnamento di Loris Capovilla nel giorno dell’addio. Sotto un cielo plumbeo, ieri mattina, la bara di legno chiaro si è fatta largo tra la folla nella bella chiesa di Sotto il Monte (Bergamo), paese natale di Papa Giovanni XXIII, il papa buono. «Santità fuori c’è tanta gente, dica loro qualcosa», sussurrò quella notte di ottobre di 54 anni fa il giovane segretario al suo papa. Che si affacciò e pronunciò il discorso alla luna: «Tornando a casa, troverete i bambini: date una carezza ai vostri bambini e dite “Questa è la carezza del papa!”». Nel 1967 Capovilla fu eletto arcivescovo di Chieti-Vasto, dal 1971 divenne “il vescovo dei pellegrini” a Loreto Marche. Ma con lui Chieti perse la sua occasione più grande. Poteva aprirsi al mondo. Invece scelse di cambiare arcivescovo perché Capovilla, che “creava scandalo” nella città democristiana per il solo fatto che entrava all’Upim per un paio di calzini oppure perché di notte bussava alla porta del carcere o della casa di riposo per stare vicino agli ultimi, era destabilizzante per i potenti. Ma in pochi oggi hanno capito quell’occasione epocale persa.
Delegazioni da tutta Italia, ieri, hanno preso parte al funerale. Chieti era rappresentata dall’arcivescovo Bruno Forte. A lui è toccato ripercorrere la vita di quel prete che, a causa di una salute un po’ troppo cagionevole, non doveva vivere a lungo. E’ arrivato a 100 anni. «Voglio ricordarlo», ha detto Forte, «con alcune frasi che Elisa, la figlia di Marco Roncalli, come lui vicinissima a Capovilla, ha voluto scrivere per testimoniargli gratitudine e affetto, pensieri tanto più belli perché dedicati a un Centenario da una giovanissima ragazza: “Era un uomo veramente grande, Loris Francesco Capovilla… per me, come per molti altri, un vero punto di riferimento… Ricordava ogni cosa: ogni persona, ogni data, ogni parola, ogni minimo dettaglio. Amava la storia e ne traeva insegnamenti. Non era solo sapiente, era anche saggio. Pur consapevole dei propri limiti, nutriva una speranza sconfinata nell’avvenire. Si sarebbe privato di tutto, pur di aiutare il prossimo. Tu, Capovilla, hai aiutato me e moltissime persone che ti ricordano ora con affetto e riconoscenza».
A presiedere il rito funebre è stato il vescovo di Bergamo, Francesco Beschi, che ha celebrato messa con monsignor Forte, il patriarca di Venezia, Francesco Moraglia e tanti altri vescovi. Tra la folla anche rappresentanti della politica, dal ministro Maurizio Martina a Pierluigi Bersani. Ma Capovilla non apparteva a nessuno. Era un umile tra gli umili.

