Caputi: ho scoperto gli ammanchi

Parla il rettore: fin dal mio insediamento ho cercato di fermare le anomalie
CHIETI. L’università d’Annunzio ha scoperto un buco di due milioni di euro nei conti dell’Unidav. Il rettore della d’Annunzio Sergio Caputi ha chiesto alla fondazione d’Annunzio presieduta da Luigi Capasso di avviare un’indagine sui conti della telematica affidando l’incarico alla società Kpmg, specializzata nel settore della revisione contabile, che alla fine ha scoperto l’ammanco.
«Dopo 20 giorni che mi ero insediato al vertice della d’Annunzio, avevo già subodorato anomalie all’università da Vinci», dice il rettore Caputi, «e infatti abbiamo fatto partire diffide ed esposti alla magistratura, con cui abbiamo sempre collaborato per chiarire questo quadro così complicato. Da soli non ce l’avremmo fatta e per questo ringrazio la Procura. Nel giro di poco tempo, grazie alle sentenze del Tar e del Consiglio di Stato, abbiamo potuto annullare il bando che ha portato la slovacca Sevs all’interno della Unidav e ci siamo ripresi la telematica. Così abbiamo cambiato il consiglio d’amministrazione e licenziato i professori assunti dalla telematica, in primo luogo Cilli che, essendo un dipendente tecnico della d’Annunzio, sarà ora soggetto a un provvedimento disciplinare che sarà subito aperto nei suoi confronti».
Presto all’Unidav arriverà un nuovo rettore e la telematica potrà essere rilanciata. Attualmente a farla da padrone è il corso di giurisprudenza nel quale però sono stati cambiati tutti i docenti e sono stati reinseriti i professori della d’Annunzio.
Caputi rileva anche di essersi rifiutato in alcuni casi di firmare le lauree di alcuni corsi che venivano gestiti a metà dalla d’Annunzio e dalla telematico. Laddove trovava qualcosa che non lo convinceva, il rettore si fermava e preferiva soprassedere anziché prendere decisioni di cui non aveva piena sicurezza.
Dopo la scoperta del buco da 2 milioni di euro, l’ateneo aveva subito dato mandato ai legali di citare per danni la precedente gestione Unidav per recuperare l’ammanco. A questa azione ora se ne aggiungerà un’altra di risarcimento danni d’immagine. «Perché questa vicenda», sottolinea il rettore, «ha fortemente danneggiato l’immagine sia della nostra università che della controllata Unidav. E qualcuno ci dovrà risarcire. Naturalmente attenderemo l’esito dell’indagine portata avanti dalla Procura e poi ci muoveremo di conseguenza. Noi crediamo nella telematica e, per rilanciarla, abbiamo molti progetti che presto metteremo in campo. Personalmente», conclude Caputi, «non mi ha mai convinto la decisione di affidare il 51% delle quote del cda della telematica a un partner privato».

