Caputi: siamo al lavoro su Pierantoni e Bucciante

Intervista al rettore sul rapporto tra città e ateneo: «Più servizi per gli universitari» Oggi vertice con il Demanio per i lavori da 15 milioni all’ex caserma della Villa
CHIETI. Quale rapporto tra città e università? Come si potrebbe migliorare un legame che, se stretto ancora di più, potrebbe giovare sia al capoluogo teatino che all’ateneo più grande d’Abruzzo? Lo abbiamo chiesto a Sergio Caputi che quasi un anno fa, il 18 maggio scorso, è stato eletto rettore della d’Annunzio. Un tema, quello del legame tra città e università, che il rettore affronterà anche domani nel corso di un incontro promosso dal Soroptimist al Museo universitario.
Rettore, cosa può fare l’università per la città?
«La nostra università non dimentica le sue origini, grazie alla classe politica e intellettuale della città di Chieti che con caparbietà ha voluto la sua nascita. Il mio rettorato ha intenzione di fare molto per questa città, perché è interesse specifico della d’Annunzio far sì che il territorio cresca insieme alla sua università, in un rapporto virtuoso di compenetrazione che non può che giovare a entrambi. E ne abbiamo dato un segnale concreto con il milione e 600mila euro che abbiamo stanziato, a tempo di record, per la caserma Pierantoni. L’ex caserma che si trova in centro storico diventerà uno studentato con 150 posti e ospiterà anche qualche progetto didattico. Ma all’improvviso abbiamo rischiato di perdere tutto, compreso il finanziamento di 24 milioni di euro. Di fronte a questa evenienza abbiamo subito trovato i fondi necessari e rimesso in corsa il progetto. Verosimilmente tra due anni e mezzo, la Pierantoni aprirà le porte agli studenti e il colle potrà essere rivitalizzato da questa presenza».
E per la ex caserma Bucciante?
«Anche sulla Bucciante l’università non intende farsi indietro. Ma abbiamo individuato un problema in relazione ai tempi della durata della convenzione con la quale viene ceduta la porzione della ex caserma all’ateneo. Il problema sta nel fatto che la durata del comodato con cui ci viene concesso lo stabile è rimasta indefinita. Vale a dire che noi non sappiamo per quanto tempo potremo usufruire dello stabile che andiamo a ristrutturare con 15 milioni di euro. Abbiamo fatto presente questa criticità e alla fine il Demanio ha risposto che avremmo avuto lo stabile per 19 anni, rinnovabili. Sul rinnovo, però, non c’è alcuna assicurazione. E 19 anni, contato che prima di veder realizzata l’opera ne passeranno almeno 4, sono troppo pochi. Si tratta di 15 milioni di fondi pubblici e temo che la Corte dei conti solleverebbe obiezioni».
Cosa farete per superare l’ostacolo?
«Abbiamo fissato per giovedì - oggi per chi legge - un incontro con l’Agenzia del demanio: insisteremo per avere tempi più lunghi. Abbiamo chiesto anche un parere all’Avvocatura dello Stato, nel caso si muova la Corte dei conti. Insomma, ci stiamo attrezzando per far sì che il progetto della Bucciante vada avanti. Certo è che se otterremo un uso perpetuo dell’immobile, allora potremo andare avanti senza problemi».
Cosa dovrebbe fare la città per l’università?
«Essenzialmente dare servizi agli studenti. E mi riferisco, in particolar modo, alla viabilità, ai collegamenti e ai parcheggi. L’orario notturno dei bus nel fine settimana è già un passo in questa direzione. Ma si può fare ancora di più».
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