Carcere, allarme cellulariEcco il mini-telefonino nascosto in un armadio

4 Febbraio 2023

L’apparecchio trovato nel doppiofondo di un ripostiglio dei detenuti La polizia penitenziaria rinnova l’appello: schermare gli istituti di pena

CHIETI. Un telefono cellulare, perfettamente funzionante, è stato sequestrato nel carcere di Chieti dalla polizia penitenziaria. È stato trovato dentro un armadietto. Lo ha reso noto Giuseppe Ninu, segretario regionale per l'Abruzzo del Sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe), spiegando che, durante le operazioni di perquisizione ordinaria del reparto Detentivo comuni, il personale della Polizia Penitenziaria, insospettito dalle viti delle cerniere lievemente svitate di un armadietto in uso ai detenuti, ha effettuato un accurato controllo, togliendo completamente le piastre delle cerniere dell’anta. Sotto è stato rinvenuto, in un incavo ricavato appositamente, un microtelefono cellulare. «È sempre grazie all’alta professionalità dei baschi azzurri di Chieti», commenta Ninu, «che ancora una volta si è riusciti a garantire la sicurezza interna dell’istituto. Oramai anche il rinvenimento di cellulari, come le aggressioni al personale, sta facendo statistica. Senza un immediato intervento dell’amministrazione sarà sempre più difficile garantire legalità e sicurezza nei penitenziari italiani. La pur significativa carenza organica del penitenziario viene colmata dalla grande professionalità della polizia penitenziaria».
Sull’utilizzo di cellulari e altri strumenti per comunicare all’esterno, «è ormai indifferibile adottare tutti quegli interventi», conclude Ninu, «mettere in grado la polizia penitenziaria di contrastare la rapida innovazione tecnologica e la continua miniaturizzazione degli apparecchi, sempre meno rilevabili con i normali strumenti di controllo».
Donato Capece, segretario generale del Sappe, aggiunge che «non sappiamo più in quale lingua dire che le carceri devono essere tutte schermate all’uso dei cellulari. Nonostante la recente previsione di reato nel Codice penale per l’ingresso e detenzione illecita di telefonini nelle carceri, con pene severe che vanno da 1 a 4 anni, il fenomeno non sembra attenuarsi. Vanno adottate soluzioni drastiche», chiosa Capece, «come la schermatura delle sezioni detentive e degli spazi nei quali sono presenti detenuti».(cr.ch)
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