Carcere, ora gli agenti protestano
I sindacati dichiarano lo stato di agitazione: i turni sono diventati massacranti
LANCIANO. Sono in stato di agitazione gli agenti penitenziari del supercarcere di Villa Stanazzo. «Turni da 8 ore non contrattati» e «un eccessivo carico di lavoro, ulteriormente aggravato dalle prescrizioni dovute alla pandemia in atto» sono le principali motivazioni del malcontento. Le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, Sappe, Osap, Uilpa polizia penitenziaria, Cisl e Cgil, fanno sapere che all’astensione dalla mensa, attuata per tre giorni, «ha partecipato il 99% dei lavoratori». Ieri era prevista anche una manifestazione di protesta di fronte all’istituto penitenziario, ma è stata rinviata a data da destinarsi a causa dell’aggravarsi della situazione legata alla pandemia da Covid-19. «La polizia penitenziaria non si tira indietro di fronte al proprio dovere, ma ciò non può e non deve essere usato come una scusa per costringere i lavoratori, sempre gli stessi, a turni massacranti nel nome dell’emergenza», scrivono i sindacati in una nota congiunta, «durante la pausa estiva nulla è stato fatto per rimodulare l’organizzazione del lavoro nel carcere di Lanciano e con l’aggressiva ripresa dei contagi si è pensato bene di accelerare la riapertura di una sezione chiusa a causa dei disordini dello scorso febbraio (quando una 50ina di detenuti aveva ferito due agenti e distrutto un’intera sezione detentiva, ndc), senza tener conto dell’aumentato carico di lavoro che vede ora diversi nuovi posti di servizio attivati, senza alcun confronto sindacale, senza alcun aumento di personale. Anzi, tra pensionamenti e cambi di ruolo contiamo almeno 15 unità in meno in servizio». Nei giorni scorsi una nota era stata inviata anche al provveditore regionale Carmelo Cantone, per informarlo della modifica dei turni di servizio concordati da parte della direzione del carcere di Lanciano e, quindi, della violazione dei diritti del personale.
«Nei prossimi giorni», concludono i sindacati, «qualora l’amministrazione non dia ascolto ai lavoratori, saremo costretti a presentare ricorso alla Commissione arbitrale regionale ed eventualmente al giudice del lavoro, valutando altresì nuove forme di protesta». (s.so.)

