Carcere più umano con la stanza gialla

21 Novembre 2016

Il Soroptimist dona alla casa circondariale di Chieti il luogo dove detenuti e figli si incontrano serenamente

CHIETI. «Anche questo carcere, finalmente, dispone di uno spazio a misura di bambino, a tutela non solo delle relazioni affettive ma soprattutto dei diritti e della salute emotiva dei minori». Così il sottosegretario alla Giustizia Federica Chiavaroli ha saluto l’inaugurazione dello “spazio giallo” realizzato a Madonna del Freddo grazie all’impegno del Soroptimist Club di Chieti. All’inaugurazione di sabato hanno preso parte, insieme al sottosegretario, la presidente nazionale del Soroptimist Leila Picco, la presidente del club teatino Francesca Pucci, il sindaco Umberto Di Primio, l’assessore comunale Emilia Di Matteo, il comandante regionale dei carabinieri Michele Sirimarco, il magistrato di sorveglianza Maria Rosaria Parruti, tutte le socie del club teatino, gli operatori del penitenziario e una folta schiera di cittadinanza. Tutti accolti dalla direttrice della casa circondariale, Giuseppina Ruggero. «Quando abbiamo constatato che il carcere di Chieti aveva buoni spazi per l’espletamento dei colloqui ma era sprovvisto di uno ‘spazio giallo’, cioè di uno spazio integrato socio-educativo di accoglienza dei bambini che si preparano al colloquio con il genitore, abbiamo subito deciso di intervenire», ha detto la presidente Pucci. La struttura destinata all’attesa per l’autorizzazione al colloquio tra familiari e detenuti ha cambiato così completamente aspetto. A ideare il nuovo look è stata una delle socie del club, l’architetto Antonella Marcozzi, che ha fatto precise scelte ideologiche ed etiche: «Per creare un ambiente idoneo allo svolgimento di incontri famigliari», spiega, «si è cercato di dare maggiore luminosità con una scelta cromatica, l’avorio chiaro che, oltre a rischiarare ha dilatato lo spazio, rendendolo utilizzabile in modo più razionale. Le tele di arredo, riproducenti paesaggi locali e famiglie animali, tendono a rinsaldare i legami purtroppo recisi dallo stato di pena. La Majella madre guarda tutta innevata la vallata sottostante, i piccoli dei pastori abruzzesi rimandano ad un immagine di nido da ricomporre. Pertanto colori, arredi e complemento di arredo sono stati scelti per facilitare lo svolgimento degli incontri nel rispetto dei diritti umani e in particolare di quelli dei minori». «La valenza dell’iniziativa», conclude la Pucci, «assume un aspetto ancor più rilevante vista la concomitanza con l’avvio della campagna nazionale di sensibilizzazione “Non un crimine ma una mia condanna”, per promuovere i diritti dei 100mila bambini che entrano in carcere per mantenere il legame con i propri genitori».

Arianna Iannotti