Carcere, tolta la sospensione all’ex direttrice

8 Maggio 2021

Avantaggiato accusata di peculato e truffa: la Cassazione chiede al tribunale dell’Aquila un nuovo giudizio

LANCIANO. La Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza di sospensione per 12 mesi dal servizio di funzionaria del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria di Roma di Maria Lucia Avantaggiato, ex direttrice del supercarcere di Villa Stanazzo, inflitta dal tribunale del riesame dell’Aquila a gennaio scorso e ha deciso che il suo caso deve essere di nuovo esaminato dallo stesso tribunale abruzzese. Alla Cassazione ha fatto ricorso la stessa ex direttrice del carcere che, dopo le denunce partite dall’interno del penitenziario, è finita in un’inchiesta del procuratore capo di Lanciano, Mirvana Di Serio - indagini svolte dai carabinieri della compagnia di Lanciano - in cui è accusata di presunto peculato e truffa aggravata ai danni dello Stato. Il peculato si riferirebbe all’appropriazione di somme di denaro dalla cassa contabile della Casa circondariale nel 2020 - circa 500 euro poi rimessi sul conto - mentre la truffa riguarderebbe false attestazioni in ordine alle sue presenze in ufficio: ingressi e uscite che non sarebbero corrispondenti a quelli effettivamente svolti e, durante il lockdown, gli straordinari che sarebbero stati registrati mentre era in smart working.
La Procura aveva chiesto per queste accuse al giudice per le indagini preliminari, Massimo Canosa, l’arresto della donna, che il giudice ha respinto. La Di Serio ha poi impugnato il provvedimento e fatto appello al Riesame. Che ha respinto la misura cautelare ma ha sospeso per 12 mesi la direttrice dalle sue funzioni. Anche questo provvedimento aquilano è stato impugnato, ma dall’Avantaggiato con il ricorso in Cassazione.
Qui sono state diverse le contestazioni fatte dalla ex direttrice, in primis per il peculato, che non esisterebbe “perché le condotte sono state legittime e anzi rientranti nelle prerogative proprie del direttore dell’istituto di pena che prende in custodia il contante garantito dalla propria firma su carta contabile dell'ufficio”. Non ci sarebbe poi alcuna truffa perché non sarebbero stati manomessi i registri di entrata e di uscita del carcere e la direttrice avrebbe solo qualificato lavoro straordinario lo smart working effettuato in conseguenza della pandemia. La Cassazione ha accolto il ricorso della donna che sulla sua pagina Facebook aveva scritto di essere “vittima di una ingiusta giustizia” e “oggetto di indagini svolte da chi ama le tenebre e gli abusi”, annullato l'ordinanza da lei impugnata - che aveva disposto la sua sospensione per 12 mesi - e rinviato per nuovo giudizio al tribunale dell'Aquila. (t.d.r.)
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