Cardiochirurgia, il processo resta a Chieti

I giudici: il presunto accordo corruttivo è avvenuto al policlinico. La prossima udienza il 10 maggio
CHIETI. Resta a Chieti il processo sul giro di corruzione scoperto nel reparto di Cardiochirurgia dell’ospedale Santissima Annunziata, un «sistema» andato avanti dal 2011 all’ottobre del 2019. Il collegio del tribunale presieduto da Enrico Colagreco (giudici a latere Francesco Turco e Giulia Colangeli) ha respinto la richiesta dei difensori dei sette imputati di spostare il procedimento a Pescara. È stata invece accolta la tesi del sostituto procuratore Giancarlo Ciani, che ha rimarcato come l’accordo corruttivo sia avvenuto a Chieti, nello specifico al policlinico. È stato dunque aperto il dibattimento: nella prossima udienza, in programma il 10 maggio, saranno ascoltati i primi testimoni (il solo pm ne ha citati più di 30). Sotto accusa ci sono l’ex primario Gabriele Di Giammarco, pescarese di 64 anni, gli amici imprenditori Antonio Pellecchia, teramano di 58 anni, e Maurizio Mosca, 67enne di Macerata, Andrea Mancini (47), dipendente pescarese di Pellecchia, e il medico di Campli Daniele Marinelli (37), tutti accusati di corruzione nell’ambito di un sistema illecito che – secondo il pm – consisteva in acquisti fatti senza gare d’appalto, anche in cambio di viaggi e regali. Andrea Tisselli, 55 anni di Pescara, all’epoca dirigente dell’unità operativa governo dei contratti di servizi e forniture della Asl, deve invece rispondere di abuso d’ufficio, falso ideologico e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Nei guai è finito pure il cardiochirurgo vicentino Tomaso Bottio (53) – in concorso con Di Giammarco – per «falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici» e omicidio colposo, in relazione alla morte di un paziente.
Secondo il pm, l’accordo corruttivo risale già al 2011 con le «interlocuzioni» tra Di Giammarco e Mosca nel reparto di Cardiochirurgia: già questo, in base alla tesi dell’accusa, è sufficiente per radicare la competenza a Chieti. Per le difese, invece, il primo episodio di corruzione contestato è legato a un biglietto aereo per Cuba che Pellecchia avrebbe acquistato a Di Giammarco. Il biglietto, emesso da un’agenzia di Montesilvano, è stato poi inviato sulla mail dell’ex primario, che risiede a Pescara. Di conseguenza, per i legali, la competenza territoriale è del tribunale del capoluogo adriatico sia se si considera il luogo dove è avvenuta la prenotazione sia quello in cui Di Giammarco ha ricevuto il biglietto. Ma la tesi dei difensori non è stata accolta. Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Guglielmo Marconi, Cristiano Sicari, Gianfranco Iadecola, Leonello Brocchi, Emanuele Fragasso, Vincenzo Di Girolamo, Danilo Di Rocco, Emanuele Calista, Claudia Tambone, Renato Perticarari e Andrea Netti. Si sono costituiti parte civile la Asl, rappresentata dall’avvocato Barbara D’Angelosante, e i familiari del paziente morto, assistiti dagli avvocati Italo Colaneri, Cristina Di Renzo, Alessandro Mascitelli, Angelo Pettinella e Goffredo Tatozzi. (g.let.)
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