Carichieti batte Sbrolli Non ci sarà risarcimento

L’ex direttore aveva impugnato il licenziamento, chiedendo oltre due milioni Il giudice del lavoro, Prozzo, ha respinto il ricorso, condannandolo alle spese
di GIanni Lamacchia
CHIETI
Nessun risarcimento per Roberto Sbrolli, il direttore generale di Carichieti che fu licenziato senza tanti complimenti nel novembre del 2014, poco dopo il commissariamento disposto dal ministero dell’Economia. Sbrolli aveva impugnato il provvedimento, ritenendo immotivata la decisione presa dal primo commissario inviato dalla Banca d’Italia in via della Colonnetta, Riccardo Sora. E immediatamente aveva dato mandato allo studio Scognamiglio di Rona, uno dei più importanti della capitale tra i giuslavoristi, chiedendo non un improbabile reintegro, ma un cospicuo risarcimento in denaro, quantificato in una cifra ben superiore ai due milioni di euro.
Il ricorso al giudice del lavoro di Chieti è arrivato a sentenza quando ormai l’ex Cassa di risaparmio teatina era stata posta in risoluzione, sostitutita dalla Nuova Caricheti Banca. Ed è stata quest’ultima, assistita dallo studio milanese D’Averio Florio, a difendersi dalle richieste di Sbrolli davanti al magistrato del lavoro Ilaria Prozzo. Ed è stata quest’ultima, con la sentenza numero 78, a giudicare infondate le pretese dell’ex direttore generale, disponendo per di più che Sbrolli restituisca 20 mila euro di premi indebitamente assegnati, oltre a rifondere la Nuova Carichieti per le spese legali nella misura di 24 mila e 614 euro, più altre spese forfettarie.
Sbrolli era arrivato alla direzione generale di Carichieti all’inizio del 2011, in sostituzione di un personaggio carisamatico come Francesco Di Tizio, inciampato nell’affare Flash Bank. Il suo compito era di riportare la banca alla normalità, ma le ripetute ispezioni della Banca d’Italia hanno via via fatto emergere le criticità della Carichieti, soprattutto a livello di governance. La crisi economica, con una gestione non proprio attenta del credito, ha fatto il resto, portando la banca al collasso e alla successiva risoluzione, assieme ad altre tre banche in difficoltà, la Popolare dell’Etruria, la Carife e la Banca Marche.
Nel frattempo proseguono le grandi manovre che dovranno portare alla vendita della Nuova Caricheti entro giugno, secondo la tabella di marcia imposta dalle autorità europee. Si sa che nella fase preliminare sono giunte diverse manifestazioni d’interesse e tra queste figura sicuramente il gruppo Banca Popolare di Bari, che già in regione possiede Banca Tercas e Caripe, anch’esse reduci da una lunga crisi sfociata nel commissariamento da parte delle autorità di controllo. E’ chiaro che l’appetibilità per i compratori è data dal fatto che l’istituto, oggi guidato da Salvatore Immordino, è stato completamente ripulito dai crediti di difficile o impossibile esigibilità, trasferiti da inizio febbraio alla cosiddetta “bad bank”, la banca cattiva, che ha assunto il nome di REV. Nei prossimi mesi si deciderà anche se vendere le quattro banche “risolte” in un unico pacchetto o se invece si rivelerà più conveniente procedere a una cessione frazionata, ogni istiuto a un acquirente diverso: ovviamente tutto dipenderà dalle offerta e dalla credibilità del candidato.

