Carichieti, i tagli slittano al primo dicembre

20 Novembre 2015

Salta la firma attesa per oggi sui 55 esuberi, commissari e sindacati rinviano in attesa del via libera Ue

CHIETI. Si allungano i tempi della trattativa sindacale per la Carichieti. Secondo il cronoprogramma condiviso dalla struttura commissariale e dalle forze sindacali si sarebbe dovuto chiudere entro oggi, invece è tutto rinviato. Di comune accordo i due commissari Salvatore Immordino e Francesco Bochicchio e i rappresentanti di Fisac Cgil, Uilca, First Cisl, Unisin e Fabi hanno deciso di chiudere l’intesa entro il primo dicembre. Ad aver fatto slittare i tempi sono le notizie che arrivano dall’Europa, quelle per cui l’Unione è pronta a giudicare come aiuti di Stato gli oltre 2 miliardi di euro che il Fondo interbancario era deciso a mettere in campo per salvare dal fallimento le “quattro sorelle”, Carichieti, Banca delle Marche, Banca dell’Etruria e Cari Ferrara. I sindacati sono comunque convinti che il salvataggio ci sarà. Tutta la loro sicurezza arriva da un calcolo semplice: meglio spendere 2 miliardi oggi che correre il rischio di doverne mettere a disposizione 12 a fallimento compiuto. Da gennaio entra in vigore anche la legge del bail-in, con il sistema chiamato a tutelare i depositi fino a 100mila euro, che, fatti i calcoli, nelle quattro banche valgono appunto 12 miliardi. E dunque una soluzione verrà trovata, ma per Carichieti significa allungare i tempi. Anche perché i due commissari sono più spesso a Roma a cercare di dipanare l’ingarbugliata matassa degli aiuti che a Chieti al tavolo con i sindacati. I numeri della trattativa sono dunque fermi a 55 persone che hanno maturato i requisiti per la pensione o che possono andarci con l’accompagnamento del Fondo esuberi. (a.i.)