Carichieti, oggi i soci votano il bilancio Rosso da 12 milioni

Le perdite sono a sei zeri ma il dg Sbrolli rassicura i suoi dirigenti L’ispezione di Bankitalia nella Cassa teatina alle battute finali
CHIETI. Carichieti, la partita del bilancio si chiude oggi con un segno rosso da 12 milioni di euro. L’assemblea dei soci si riunisce alle 11 nella sede centrale di via Colonnetta della Cassa di Risparmio teatina. Ma Non ci saranno sorprese clamorose. Così assicurano.
La Fondazione Carichieti, del neopresidente Pasquale Di Frischia, che è socia di maggioranza, insieme a Banca Intesa, approveranno il bilancio. Il voto arriva in un momento particolarmente delicato per la banca di Mario Falconio, presidente del Cda, e del dg, Roberto Sbrolli, che conta 600 dipendenti, 78mila clienti e 68 insediamenti ma che, da circa due mesi, è finita sotto la lente d’ingrandimento di Bankitalia che, in questi giorni, sta portando a termine la sua lunga ispezione in Carichieti.
Fonti bancarie sostengono che il consuntivo 2013 si chiude con una perdita a sei zeri. Si parla, appunto, di 12 milioni di euro, frutto sia della crisi congiunturale, che non risparmia alcuna banca sia di una svalutazione di crediti non compensata da proventi straordinari giunti dalla Bce. Nel corso del 2012, infatti, Carichieti ha effettuato un’operazione di autocartolarizzazione Rmbs(acronimo che sta per Residential mortgage-backed security) basata su “mutui residenziali ipotecari”. I titoli derivanti da questa operazione rappresentarono il collateral (cioè la garanzia) per un’operazione di finanziamento da parte della Banca centrale europea che si aggirava sui 50 milioni di euro che, stando sempre a fonti bancarie, non sarebbero bastati per evitare perdite. Ma più di queste ultime – che avrebbero comunque una spiegazione non allarmante – la voce che forse merita maggiore attenzione è quella riferita alla “redditività strutturale” della Cassa teatina che, nel panorama regionale, resta l’unica banca con radici abruzzesi viste le sorti toccate a istituti più importanti come Tercas e Carispaq.
La redditività strutturale però fa segnare in bilancio un meno 15 per cento rispetto al 2012. Ma i vertici della banca, incontrando i dirigenti Carichieti non più di un paio di mesi fa, prima del passaggio in Consiglio d’amministrazione del bilancio che oggi sarà votato dall’assemblea, rassicuravano sull’esistenza di un utile netto di «uno o due milioni di euro».
In altre parole, la perdita di 12 milioni di euro andrebbe letta alla luce di un’operazione di “accantonamento prudenziale”: una svalutazione del capitale di Carichieti per fare fronte a crediti inesigibili che, mai come di questi tempi, mettono alle corde il mondo creditizio. L’erosione del capitale è un passaggio obbligato, Carichieti non si è potuta sottrarre. Gli esperti, infatti, spiegano che l’accordo sui requisiti minimi di capitale firmato a Basilea (meglio noto come Basilea II) è un patto internazionale di “vigilanza prudenziale” sui requisiti patrimoniali delle banche. In base a questo accordo, le banche dei paesi aderenti devono accantonare quote di capitale proporzionate al rischio assunto, valutato attraverso lo strumento del rating. Così, in Carichieti, dove il bilancio 2012 si era chiuso con un utile netto di oltre 7 milioni di euro, le perdite del 2013 vengono viste come il frutto di una gestione votata alla prudenza senza rischi per il popolo dei clienti. Sta di fatto che l’istituto bancario di via Colonnetta ed i soci che ne detengono le quote, debbono registrare quest’anno un segno “meno” in bilancio: è in assoluto la prima volta che accade, accantonamenti di capitale e scelte di prudenza a parte.
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