Carichieti, via libera del Consiglio dei ministri al salvataggio

22 Novembre 2015

Due miliardi di euro per ridare linfa all'attività creditizia di quattro banche, tutelando pienamente i correntisti, ma senza l'intervento del Fondo interbancario: si punta alla creazione immediata delle nuove banche

ROMA. Via libera del consiglio dei ministri al decreto legge per il salvataggio della CariChieti. Il cosiddetto "decreto salvabanche"  consente infatti di dare continuità all'attività creditizia dell'istituto di credito abruzzese e di altre tre banche - CariFerrara, Banca Marche e Popolare dell'Etruria -  senza l'intervento del Fondo Interbancario, che verrebbe censurato da Bruxelles. Il provvedimento, spiega la nota del consiglio dei ministri, consente di dare continuità all'attività creditizia - e ai rapporti di lavoro - tutelando pienamente i correntisti. In particolare, nella cornice del nuovo quadro normativo in materia di gestione delle crisi bancarie definito dai decreti legislativi che recepiscono il bail in, «la Banca d'Italia ha deliberato in data 21 novembre 2015 i provvedimenti di avvio della risoluzione, approvati dal Ministro dell'economia in data odierna a seguito della positiva decisione della Commissione europea sui programmi di risoluzione previsti nei provvedimenti stessi».

[[(standard.Article) Il fondo interbancario aiuta Carichieti

Il decreto legge approvato oggi, spiega la nota del consiglio dei ministri, ha un ambito estremamente circoscritto. Esso è volto unicamente a «costituire tempestivamente le nuove banche (banche-ponte) contemplate dai provvedimenti di avvio della risoluzione delle banche in questione»; in secondo luogo a «definire un quadro normativo certo sulle modalità con cui saranno raccolti i contributi da parte del settore bancario al Fondo di risoluzione nazionale successivamente all'integrale avvio del Meccanismo di risoluzione unico» e quindi a «definire le modalità di applicazione della disciplina della conversione in credito d'imposta delle attività per imposte anticipate nel caso di procedure di risoluzione». Ai 2 miliardi di euro, tutti privati, che il sistema bancario italiano si accolla con un impatto sui bilanci 2015 e la speranza di recuperarlo in futuro, evitando comunque guai più seri e immediati, si arriverà facendo versare subito i 500 milioni previsti per il 2015, ma anche l'anticipo del contributo dei prossimi 3 anni aggiungendo inoltre una linea di liquidità, a titolo oneroso e che peserà solo sulle big, per garantire l'operatività corrente. Un esborso «non trascurabile ma sopportabile» in un momento in cui i bilanci delle banche cominciavano a mostrare segnali positivi sia in conto economico che sui flussi di credito, mentre il patrimonio va rafforzandosi in maniera generale. Tuttavia lo scenario alternativo, dopo i numerosi stop di Bruxelles alle ipotesi dell'intervento del Fondo Interbancario (peraltro mai motivati ufficialmente) era quello dell'arrivo del bail-in che avrebbe coinvolto le 4 banche. Una strada in grado di provocare una generale sfiducia nel sistema italiano da parte del mercato e dei risparmiatori e mai applicato prima su questa scala in Europa. Ora se la decisione della risoluzione spetta alla Banca d'Italia, con il via libera del Mef, alla Ue spetta solo il compito di formulare un'eventuale opposizione in tempi brevi, al massimo domattina. Lunedì quindi, quando riapriranno i battenti le filiali delle banche e si ripristinerà l'operatività, i gestori dei quattro istituti non saranno più le terne dei commissari, ma nuove figure nominate, chiamati commissari anch'essi, dall'autorità di risoluzione, la Banca d'Italia appunto, che avranno il compito di gestire le banche in bonis. Il loro scopo sarà quello, nell'immediato, di garantire l'operatività e quindi procedere a cessioni (magari con asta pubblica) a soggetti italiani o anche esteri. Operazioni che durante la gestione commissariale non erano andate in porto ma che ora grazie alle probabili 4 "bad bank" nelle quali confluiranno gli asset deteriorati renderanno gli istituti più "appetibili". I commissari infatti, secondo la legge, «assumono i poteri degli azionisti, dei titolari di altre partecipazioni e dell'organo di amministrazione di quest'ultimo, promuovono e adottano le misure necessarie per conseguire gli obiettivi della risoluzione, secondo quanto disposto dalla Banca d'Italia e previa sua autorizzazione». Unitamente ai commissari speciali, secondo la legge, è nominato un comitato di sorveglianza, composto da tre a cinque membri, che designa a maggioranza di voti il proprio presidente. Poteri ampi dunque, ma sempre sotto l'occhio della Banca d'Italia (l'autorità di risoluzione fa capo al Direttorio) e che dovrebbero quindi sbloccare una situazione ferma da troppo tempo. I privati interessati a creare una "banca-ponte" con CariChieti sono la Bcc di Roma, la Fondazione PescarAbruzzo e un non definito Fondo assicurativo del Nord Italia.