Carletto “7bello” e la villa: quel campo è il mio sogno

Lo storico speaker si racconta: fantastici gli annunci durante le sfide di basket I ricordi delle feste sempre con le cuffie nelle orecchie e l’amore per lo sport
CHIETI. «Ogni volta che passo davanti a quest’area, abbandonata e transennata, avverto una fitta al cuore ed una sensazione di rabbia ed incredulità. Perché?». Sensazioni provate dagli appartenenti a più di una generazione davanti al degrado dell’ex campo basket della Villa comunale che, per Carlo De Virgiliis, conosciuto da tutti come “Carletto 7bello”, assumono un significato particolare.
QUEL MITICO TORNEO. «Un luogo che rappresenta l’inizio di una storia, un pezzo importante della mia vita». Si parte dal soprannome, un marchio di fabbrica, è proprio il caso di dirlo. «Mio padre era titolare di un’azienda di bibite gassate, la “7bello” appunto, e sin da bambino, è scattata questa sorta di abbinamento», spiega sorridendo Carlo, un giovanotto di sessant’anni che definire ancora pieno di iniziative appare riduttivo. Speaker, disc jockey, organizzatore di eventi ed altro ancora. Partendo proprio da quel campo all’aperto. «Ero un ragazzino e, in occasione di un torneo internazionale di basket, a fine giugno, proposi di utilizzare come intrattenimento musicale le compilation che mettevo assieme grazie alla disponibilità del titolare di un negozio di dischi. Mi lasciarono fare e fu un successo. Erano le canzoni destinate a diventare la colonna sonora dell’estate in quei primi anni Settanta mentre, nella magica atmosfera del prestigioso torneo sotto l’odore dei tigli, si esibivano campioni come Manuel Raga, Bob Morse e Kresimir Cosic oltre ai giocatori americani, in cerca di ingaggio, delle rappresentative di Jim McGregor».
TROISI ALLA CONSOLLE. Poi, si passa al microfono. Con la voce di Carlo ad accompagnare tanti altri tornei di basket e di calcio a 5. «Diventarono un tormentone i miei “stacchi”, musicali e parlati, come il famoso “mamma butta la pasta” di Dan Peterson che usavo puntualmente a risultato della gara ormai definito». Sale, intanto, la “febbre del sabato sera”. E, per le feste della meglio gioventù di allora, la casa di Carlo era il più delle volte al centro dell’attenzione. «Tutti ragazzi in qualche modo legati al mondo dello sport. Una volta, l’attore Lello Arena, che aveva sposato una mia cugina, fu nostro ospite ed arrivò con Massimo Troisi che volle cimentarsi alla consolle. Si divertì tantissimo, il gruppo “La Smorfia” era alle prime apparizioni televisive, e fu per tutti una serata indimenticabile». Al tempo, senza selfie. Peccato.
VIAGGI A STELLE E STRISCE. È il momento degli scambi culturali degli anni Novanta. «Si cominciò, anche in quella occasione, con l’ambiente del basket e l’amico Chico Zorzi di Varese mi chiese di alloggiare in alcune famiglie dei giovani statunitensi. Fu il via ad oltre vent’anni di esperienze bellissime nelle quali portavo con me, vicino Boston, gruppi di ragazzi pronti a ricambiare l’ospitalità che negli Stati Uniti, comunque, viene vissuta in maniera più disinvolta rispetto a noi. Ricordo, ad esempio, che i nostri ragazzi, alloggiati spesso in ville bellissime, provavano magari una sorta di soggezione nell’aprire il frigorifero in assenza dei padroni di casa i quali, spesso, andavano via lasciandoci completamente liberi. Dopo pochi giorni, però, si era tutti pronti per incredibili pasta-party in giardino». E se non c’era festa privata nelle abitazioni e nei locali della costa dove il marchio “Carlo 7bello” non arrivasse con tutta la sua attrezzatura per animare l’ambiente, a bordo di un parquet si concretizzano diverse esperienze in serie A1 a Teramo, Roseto e nel Cus Chieti fino a diventare, per 9 anni, speaker ufficiale della nazionale italiana di basket. «Sempre eventi di spessore e di indimenticabili emozioni. Su tutto, un rapporto di grande simpatia con il mitico Dino Meneghin e Sharon Manning, giocatrice del Cus nel quale fungevo anche da interprete nelle trasferte internazionali». Il tutto tra una festa in spiaggia con bandana d’ordinanza, una serata di gala ed una battuta spiritosa a stemperare gli animi di un acceso torneo amatoriale.
SI BALLA A PALAZZO LEPRI. Qualche anno fa, l’irrequieto spirito di iniziativa di Carlo incrociò, durante una visita a Roma, la splendida location di Villa Brasini. «Un palazzo stupendo, scenario di appuntamenti prestigiosi. Portai via con me un depliant e, quando il professor Francesco Stoppa mi parlò dell’opportunità di ridar vita allo storico Palazzo Lepri, in piazza della Trinità, non esitai a lanciarmi, assieme a mia moglie Patrizia, in una nuova avventura». Serate a tema, convegni, feste, mostre, proiezioni, ristorazione, musica all’aperto e persino una riunione di pugilato in pieno centro storico. «A complimentarsi per l’iniziativa sono stati in tanti. Ecco, abbinando un euro a complimento, a quest’ora sarei pieno di soldi. Scherzi a parte, in ogni caso una bella esperienza in una location strepitosa che richiede comunque un grande impegno nella gestione». Ma resta sempre un’idea ad affollare la mente di Carlo e i passi portano ancora dalle parti del campo basket della Villa comunale. «Ho presentato un progetto di ristrutturazione attraverso soluzioni ecocompatibili. Tribune a scomparsa, oppure da affittare, e una destinazione d’uso diversificata tra basket, calcetto, beach volley, cinema e ristorazione. Niente da fare, improponibili le condizioni poste da una gara d’appalto, si rimane così». In attesa che il rilancio di quell’area faccia come sempre parte del programma di tutti, ma davvero tutti, i candidati alle prossime elezioni comunali.

