Carlo e Nicola, “violini fratelli” da 67 anni

La prima volta fu nel 1964: da quel giorno hanno sempre suonato insieme il “Miserere” di Selecchy
CHIETI. Venerdì Santo del 1964: due bambini di 7 anni, giacca, pantaloni corti e calzettoni al ginocchio, imbracciano il violino e per la prima volta suonano il Miserere durante la processione. Sono i più piccoli dei circa cento musicisti del corteo e per questo sfilano in prima fila, davanti al maestro di cappella Antonio Del Monaco. Che emozione per Nicola Caratelli e Carlo Spinetti, oggi 67 anni, da quel giorno sempre insieme, fianco a fianco, tra i musici del Miserere. Un piccolo record che testimonia l'attaccamento alla Processione del Cristo Morto, il rito più caro ai teatini. Nicola, ex dipendente della Provincia da un paio d’anni in pensione, ha sempre vissuto in città; Carlo, ex dipendente del ministero della Difesa, anche lui in pensione, vive in Umbria ma ogni Venerdì Santo è a Chieti per imbracciare il violino e sfilare in processione con l’amico di sempre.
I due si sono conosciuti proprio a lezione di musica: «Avevamo sei anni», ricorda Caratelli, «e le famiglie ci hanno mandato a studiare violino dal maestro Francesco Maviglia che suonava in processione. Mio padre era uno dei cantori e aveva sperato che anch’io potessi entrare a far parte del corteo». E così è stato. Una passione di famiglia passata ora anche al figlio Giacomo che suona il flauto in processione e che ha sposato la flautista Noemi Buccione, anche lei nei musici del Miserere. Anche i due nipoti di Spinetti suonano in processione. Circa cento strumentisti e 180 coristi, i primi diretti dal maestro Peppino Pezzulo, i secondi dal maestro Loris Medoro, compongono oggi l’imponente accompagnamento della processione. Il Miserere di Saverio Selecchy viene ripetuto dalle 58 alle 65 volte nei circa 2 chilometri e 700 metri di sfilata.
«Adrenalina e commozione: questo è per me la processione», continua il violinista, «un appuntamento annuale fisso, inderogabile e imprescindibile. Ho visto avvicendarsi maestri di cappella, governatori del Sacro Monte dei Morti e arcivescovi. Di tutti serbo un profondo ricordo. Dal primo maestro di cappella, Del Monaco, un uomo buono e competente, la cui ultima partecipazione è del 2003. Anno che fu l’ultimo anche per monsignor Edoardo Menichelli. Nel 2005 arrivò Bruno Forte. Il 2006 fu la prima volta di Giulio Obletter come governatore. Per lo spettatore a mio avviso il punto migliore è quello davanti alla chiesa di Sant’Agostino. Per me infatti», conclude Nicola, «il momento più emozionante è quando passiamo lungo la discesa delle Crocelle: il vicolo è stretto, l’acustica ottima, il buio cala maggiormente che altrove e qui c’è il pezzo di musica che ti prende davvero al cuore. Qui puoi vedere anche qualche donna piangere al nostro passaggio. La processione è anche questo».
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