Caro energia, i balneatori chiudono prima

San Salvo. I titolari dei lidi: «Pochi turisti e costi troppo alti, costretti a togliere già gli ombrelloni»
SAN SALVO. L'aumento del prezzo del gas, della benzina e dell'energia elettrica sta mettendo in ginocchio l'economia del territorio, compreso il settore turistico. Per i titolari degli stabilimenti balneari non è stato facile gestire le strutture senza gravare troppo sui clienti e, proprio a causa dei costi, alcuni titolarihanno già cominciato a togliere sdradio e ombrelloni. Un fatto che ha provocato qualche lamentela tra i clienti, invogliati dalle belle giornate a trascorrere gli ultimi scampoli di stagione estiva in spiaggia. L'associazione balneatori e turismo di San Salvo, però, ha risposto subito ai mugugni. «Caro concittadino», spiegano i titolari degli stabilimenti in una nota, «capiamo il suo rammarico ma dovrebbe anche lei capire che, se sulla bilancia della gestione di una qualsivoglia attività i costi superano i ricavi spesso, è bene avere il coraggio di abbassare la serranda. D'altronde», proseguono i balneatori, «è altresì facile guardare il dito e non la luna. Infatti sul nostro splendido territorio di politiche rivolte al turismo non se ne vedono da oltre 50 anni, dai primi insediamenti si è lasciato che le palazzine per le seconde case diventassero la regola, con affitti che nel mese di agosto arrivano a cifre che invogliano a passare le vacanze in ben più blasonate località». Stando all’ordinanza balneare della Regione, gli stabilimenti sono tenuti a rimuovere le attrezzature entro il 30 ottobre. Ma molti hanno già cominciato le operazioni poiché, tra caro energia e l’afflusso di turisti diminuito, diventa difficile compensare le spese con i ricavi: «Con un turismo di questo tipo, che oltretutto negli ultimi anni è diventato sempre più mordi e fuggi e quindi concentrato nei fine settimana, sperando che il meteo sia clemente, caro cliente capirà che la linea di galleggiamento non è semplice da raggiungere. Quindi un plauso a chi per scelta o per passione rimane aperto ma guai a colpevolizzare chi non lo fa. Sulla questione tanto spinosa della direttiva Bolkestein, invitiamo a riflettere sull'effettiva azione positiva di una forzata concorrenza nell'aumentare il livello dei servizi abbassando i costi. Siamo certo dispiaciuti per tutti coloro che hanno constatato una certa carenza di offerta ma da queste parti destagionalizzare è una parola difficile da comprendere e ancor più difficile da attuare». (p.c.)
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