Carraro, in 100 aderiscono allo sciopero

Ortona. De Luti (Fiom-Cgil): fronte unico dei lavoratori per il rinnovo dei contratti di solidarietà in scadenza a dicembre
ORTONA. Carraro: i lavoratori marciano compatti verso la difesa del posto di lavoro e ieri cento dipendenti hanno incrociato le braccia per l’intera giornata.
L’azienda di Poggiofiorito, che produce ingranaggi di piccole dimensioni, scatole differenziali, alberi, ingranaggi di grandi dimensioni, applicati in ferrovia, oleodinamica, eolico, è comparsa sul territorio teatino nel 1996, anno di nascita della multinazionale che ha sede a Padova.
«La crescita della Carraro Drive Tech è stata favorita anche grazie all’impegno dei dipendenti di Poggiofiorito» spiega Andrea De Lutis, esponente della Fiom-Cgil «dal 2008 la crisi ha iniziato a farsi sentire, pur senza lasciare grossi strascichi grazie all’impegno delle organizzazioni sindacali, delle lavoratrici e dei lavoratori». Poi la parabola progressiva, ma non per mancanza di commesse. «Non si capisce con quale logica di mercato l’azienda da qualche anno abbia deciso di dirottare la produzione in altre sedi italiane senza alcun risparmio sulla manodopera perché i lavoratori vengono pagati in base al contratto nazionale del lavoro». Una scelta che la dice lunga, secondo rsu e sindacati, sui disegni della proprietà. «Ci troviamo a dover combattere contro una crisi» riprende De Lutis «piena di ombre dal momento che non può essere considerata finanziaria. È come se si fossero create volutamente delle inefficienze nella fabbrica di Poggiofiorito, un alibi per poter dichiarare in seguito esuberi strutturali del personale». Una crisi, quindi, a giudizio del sindacato confezionata e cucita addosso alla realtà produttiva teatina.
I primi segnali di pericolo sul fronte dell’occupazione si erano manifestati già dallo scorso mese di maggio, ma l’azienda, rivelano i sindacati, avrebbe spostato di mese in mese tutte le richieste di incontro avanzate dalla Fiom e dalla Fim-Cisl, quest’ultima rappresentata da Primiano Biscotti. Di recente la proprietà avrebbe messo in discussione il rinnovo dei contratti di solidarietà che da accordi stipulati ha una durata di due anni e che per ora è stata utilizzata solo per un quarto. Se così fosse per la Carraro si aprirebbe il baratro della cassa integrazione straordinaria.
Ipotesi che ha fatto scattare l’allarme e che ha spinto i lavoratori a fare fronte unico per la difesa del posto di lavoro. «Lo sciopero» avverte De Lutis «è solo il primo dei passi che faremo per condurre a buon fine la nostra vertenza. Il prossimo step sarà la richiesta di un tavolo regionale nel quale mettere a confronto parti sociali e proprietà. Se anche questo passo dovesse risultare infruttuoso» precisa il sindacalista della Fiom «punteremo a un tavolo di discussione nazionale».
Intanto alla Carraro si respira aria pesante. L’azienda è nata di recente e la maggior parte dei dipendenti non supera i 50 anni. Troppo giovani dunque per andare in pensione e troppo vecchi per essere reimpiegati altrove.

