«Carte in regola per l’ospedale»

Borrelli e Flocco sul presidio di area disagiata: non siamo preoccupati
ATESSA. Criticità sono emerse dal “Tavolo di monitoraggio” sulla riorganizzazione dell’intera rete ospedaliera abruzzese del 14 e 15 novembre scorso: la Regione deve spiegare dove vuole concentrare le specializzazioni ospedaliere esistenti. Rassicurano gli atessani il sindaco Giulio Borrelli e Enrico Flocco, presidente consiglio comunale e delegato alla sanità: «Le criticità non riguardano noi ma le situazioni di Chieti-Pescara e L'Aquila-Teramo. Dove concentrare le specializzazioni ospedaliere esistenti è una scelta di cui chi governa deve assumersi la responsabilità, se si vogliono fare i Dea di secondo livello (assicurano funzioni di più alta qualificazione legate all'emergenza, tra cui la neurochirurgia, la cardiochirurgia, la terapia intensiva neonatale, la chirurgia toracica e la chirurgia vascolare, secondo indicazioni stabilite dalla programmazione regionale, ndc). Altrimenti», precisano Borrelli e Flocco, «meglio lasciare, come prevedeva il decreto commissariale del 2016, i sette ospedali di primo livello più quelli di base e di area disagiata. In ogni caso la decisione non preoccupa Atessa che ha le carte in regola per vedersi riconosciuto il suo presidio in base alla legislazione vigente».
Spetta alla Regione, adesso, chiarire al più presto questi aspetti. «Non abbiamo coperto e non copriamo nessuno, abbiamo difeso e difendiamo il diritto del nostro territorio ad avere il suo presidio ospedaliero. Andremo avanti nel sostenere le nostre ragioni, che valgono con questa giunta regionale e con la prossima, e attribuiremo meriti e demeriti a conclusione di questo lungo percorso», puntualizzano Borrelli e Flocco che fanno appello ai cittadini a non smobilitare: «Questa battaglia la dobbiamo vincere insieme per il bene del territorio. Non rincorriamo le chiacchiere di finti paladini e seminatori di confusione; respingiamo le strumentalizzazioni elettorali di chi, quando era al governo dell’Abruzzo ha contribuito alla chiusura dei piccoli ospedali (provvedimento del 2011 su Guardiagrele, Casoli, Gissi, Tagliacozzo e Pescina), e di coloro che ora che sono al governo non hanno mostrato la volontà di salvarli».
Matteo Del Nobile
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