Cartella clinica alterata, in 4 a giudizio

9 Novembre 2016

Due medici e due infermiere dell’ospedale cancellano e modificano i dati dopo la morte di una paziente operata al femore

LANCIANO. Cartella clinica falsata con cancellature, correzioni e modifiche fatte dopo la morte della paziente: sono finiti di fronte al giudice per le udienze preliminari, accusati di falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, due medici e due infermieri dell’ospedale Renzetti. Una infermiera, Mariangela Ranieri, ha scelto di essere giudicata con il rito abbreviato mentre gli altri tre imputati, il neurologo Fabio Marzioli, 49 anni, di Pescara, l’anestesista Maria Laura Ursini, 35, dell’Aquila, e l’infermiera Sabia Giammarino, di Lanciano, andranno a processo il prossimo 6 giugno come deciso dal gup Marina Valente. Parte civile del processo sono i figli della donna, L.M.N., morta l’11 gennaio 2013 a 24 ore da un intervento chirurgico. Secondo l’accusa Ranieri e Giammarino, in concorso, avrebbero alterato il prospetto relativo ai parametri nella fase post operatoria nella cartella clinica della donna ricoverata il 3 gennaio 2013 e deceduta l’11, a meno di 24 ore dall’intervento chirurgico per la riduzione della frattura del femore. Le due avrebbero cancellato dati relativi alla rilevazione fatta sulla donna in un arco temporale in cui lei era già morta e avrebbero inserito valori non attendibili, in quanto rilevati quando le due non prestavano neanche servizio. Ma sarebbero stati errori, come hanno cercato di spiegare i legali degli imputati, dovuti alla compilazione di un nuovo modello, di cui non erano state informate. Insomma un errore non affatto doloso, voluto, come sostiene invece l’accusa. Le strade delle due infermiere, però si sono divise: Ranieri ha scelto il rito abbreviato. Il legale della donna, Domenico Frattura, ha fatto notare che c’era stata la correzione della colonna in cui erano inseriti i dati, non i dati stessi, e ha chiesto l’assoluzione. Il pm Mirvana Di Serio ha chiesto, invece, la condanna a 2 anni di reclusione, mentre la parte civile anche 20.000 euro di risarcimento danni. Il giudice Valente ha condannato la donna a 8 mesi di reclusione e 5.000 euro di risarcimento, pena sospesa. Da qui il ricorso in appello preannunciato da Frattura. A processo, fissato dal giudice al 6 giugno 2017, dovranno dimostrare la propria innocenza l’altra infermiera, l’anestesista e il neurologo. L’anestesista Ursini avrebbe alterato il modulo relativo al consenso informato: avrebbe aggiunto l’annotazione «rischio anestesiologico e operatorio aumentato» in un momento successivo rispetto all’espressione del consenso della paziente, avvenuta verbalmente alla presenza del figlio, V.G., che firmava il documento. Il neurologo Marzoli avrebbe modificato il documento della consulenza neurologica con una annotazione, «attenzione in tal caso alla piastrinosi (valutazione internista ematologica)», dopo la redazione del documento e, scrive la Procura, «verosimilmente quando la donna era già morta». A processo gli imputati potranno chiarire i fatti e provare a dimostrare la loro innocenza. (t.d.r.)

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