Cartella clinica falsata, neurologo assolto

Marzoli prosciolto con formula piena. Condannate alla pena di un anno anestesista e infermiera
LANCIANO . Si è chiuso dopo tre anni con due condanne e una assoluzione il processo su una cartella clinica che sarebbe stata falsata dopo la morte di una paziente in seguito a un intervento al femore all’ospedale Renzetti. Il giudice Andrea Belli ha condannato a un anno di reclusione, pena sospesa, l’anestesista Maria Laura Ursini, dell’Aquila, e l’infermiera Sabia Giammarino, di Lanciano (il risarcimento dei danni da quantificare in separata sede) mentre ha assolto con formula piena, perché il fatto non sussiste, il neurologo Fabio Marzoli, di Pescara. A processo i sanitari erano finiti con l’accusa di falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.
Il caso è stato sollevato dai figli della donna L.M.N., morta l’11 gennaio 2013 a 24 ore da un intervento chirurgico al femore. «Dopo la morte di mia madre quando ritirai la cartella clinica», dice l’avvocato Vincenzo Gatta (parte civile col fratello Filippo), «notai cancellature con la scolorina e aggiunte. Ho chiesto per un anno e mezzo alla Asl spiegazioni, non ci sono state e con dolore e rammarico ho sporto denuncia». Si arrivò al processo. Secondo l’accusa l’infermiera con una collega avrebbe alterato il prospetto relativo ai parametri nella fase post operatoria nella cartella clinica della donna ricoverata il 3 gennaio 2013 e deceduta l’11, dopo l’intervento chirurgico per la riduzione della frattura del femore. Le due avrebbero cancellato con la scolorina dati relativi alla rilevazione fatta sulla donna in un arco temporale in cui lei era già morta e avrebbero inserito valori non attendibili, perché rilevati quando le due non prestavano neanche servizio. L’anestesista avrebbe alterato il modulo relativo al consenso informato: avrebbe aggiunto l’annotazione «rischio anestesiologico e operatorio aumentato» in un momento successivo rispetto all’espressione del consenso della paziente, avvenuta verbalmente alla presenza del figlio, che firmava il documento. Il neurologo avrebbe modificato il documento della consulenza neurologica con una annotazione, «attenzione in tal caso alla piastrinosi (valutazione internista ematologica)», dopo la redazione del documento, «verosimilmente quando la donna era già morta». Nel corso delle udienze i legali hanno cercato di dimostrare l'innocenza dei propri assistiti, di eventuali errori non dolosi, mentre la valutazione del neurologo era un semplice chiarimento. È arrivata la condanna per l’infermiera e l’anestesista che possono fare appello dopo che saranno rese note le motivazioni tra 60 giorni. Soddisfatto l’avvocato Andrea Monti che rappresenta il neurologo: «L’assoluzione dimostra che il dottor Marzoli non doveva nemmeno entrare in questo processo che lo ho segnato per cinque anni. Il giudice ha ristabilito la verità dei fatti e l’onorabilità di un serio professionista».
Teresa Di Rocco

