«Casa della salute? La Val di Sangro vuole l’ospedale»

ATESSA. Giovedì scorso a Pescara il futuro dell’ospedale di Atessa è stato messo nero su bianco in incontro convocato da Alfonso Mascitelli, commissario dell’Agenzia sanitaria regionale, al quale...
ATESSA. Giovedì scorso a Pescara il futuro dell’ospedale di Atessa è stato messo nero su bianco in incontro convocato da Alfonso Mascitelli, commissario dell’Agenzia sanitaria regionale, al quale hanno partecipato un rappresentante della Asl, la delegazione degli operatori sanitari del San Camillo, e Giulio Borrelli, capogruppo dell’opposizione nel consiglio comunale di Atessa. Assente il sindaco Nicola Cicchitti che ha inviato una nota spiegando che non sarebbe intervenuto perché giudicava «inutile» l’appuntamento. Mascitelli, che illustrerà la proposta al presidente della Regione, Luciano D’Alfonso e all’assessore regionale alla sanità, Silvio Paolucci, ha detto che prevede la riconversione del San Camillo da presidio ospedaliero in struttura territoriale di assistenza. Atessa diventerà “Casa della salute” di terzo livello, con vari ambulatori specialistici, Rsa, servizi per anziani, una ventina di posti-letto di fisioriabilitazione e attività chirurgica ambulatoriale plurispecialistica con interventi di day surgery. Dovrebbe essere mantenuto il Pronto soccorso, che era in discussione, mentre sarebbero tolte le unità operative complesse di medicina e fisioriabilitazione.
«La soluzione», afferma Borrelli, «è parziale e insufficiente. La trasformazione del San Camillo in una “Casa della salute”, anche se di terzo livello, il più elevato, non risponde alle richieste avanzate dalla maggioranza dei cittadini, dal consiglio comunale e dagli operatori sanitari. Che la medicina del territorio debba avere un ruolo importante nel futuro della sanità è condivisibile. Questa soluzione, però, non deve essere vista in alternativa e in sostituzione di servizi e attività che fanno di Atessa un presidio ancora ospedaliero grazie alle unità complesse di medicina e fisioriabilitazione che, nella riconversione proposta, sono cancellate».
I medici, nella loro presa di posizione, chiedono la revoca del “provvedimento Zavattaro” che ha portato alla chiusura delle attività chirurgiche, e invitano i responsabili della sanità regionale a una più attenta riflessione. «È inaccettabile che si proceda alla riorganizzazione di strutture periferiche prima di presentare e discutere un progetto organico e completo sul riassetto di tutta la sanità abruzzese», continua Borrelli. «Un solo esempio: se si dovessero applicare i parametri delle disposizioni nazionali dovrebbero essere chiuse almeno 9 chirurgie in Abruzzo. Atessa è dal 2012 che non ha più unità complesse di chirurgia e ortopedia. Invece di accanirsi su un territorio già amputato, perché non è spiegato come s’intende rimettere mano all’esistente? Come si pensa di gestire la transizione verso una nuova sanità senza penalizzare ulteriormente realtà già depauperate e senza allungare le liste di attesa?».
Matteo Del Nobile
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