Casa di riposo a rischio chiusura «Non ci sono fondi sufficienti»

La dirigenza chiede un incontro urgente ad Asl e Regione sul budget dimezzato: nessuno risponde «La mancanza di un intervento istituzionale porterà al licenziamento di 20 dipendenti della coop»
CHIETI. Gli istituti riuniti di assistenza San Giovanni Battista e l’intera Asp (Azienda servizi alla persona) ancora una volta sull’orlo del tracollo. La dirigenza chiede un incontro urgente ad Asl e Regione, ma nessuno risponde e così parte una seconda lettera, inviata stavolta anche a prefetto e sindaco di Chieti. Nelle due lettere riservate, la prima del 4 ottobre, la seconda del 14 ottobre, la dirigenza parla di gravi difficoltà in cui si trova l’azienda pubblica che ha riunito tutte le ex Ipab della provincia, tra cui, la più grande, il San Giovanni Battista che a Chieti, dà lavoro a oltre 60 di dipendenti e assiste più di un centinaio di ospiti, tra anziani e portatori di handicap.
Il problema parte dal fatto che la Regione, con delibera 882 del 22 dicembre 2021, ha definito i tetti di spesa per le Asp per il biennio 2020-2021 ma lo ha fatto a fine periodo e a prestazioni già erogate; all'azienda teatina è stato assegnato un budget di 1.662.328, definito «palesemente insufficiente» a fronte delle costanti precedenti attribuzioni di un budget di oltre 3 milioni di euro. A fronte di questa situazione la cooperativa che fornitrice di personale sanitario a supporto di 45 dipendenti, ha formalizzato l'interruzione del servizio a partire da domani a causa degli ingenti crediti.
Nella prima lettera del 4 ottobre scorso, i quattro firmatari – il direttore medico Bassam El Zohbi, il direttore amministrativo Luisa Caramanico e i due componenti del cda Augusto Di Boscio e Concezio Tilli – chiedono un «incontro urgente», spiegando il problema della «erronea attribuzione del budget» in relazione ai posti accreditati al San Giovanni Battista. Nella lettera si spiega che c’è stata un’attribuzione sbagliata dei posti letto, più bassa di quanto sia in realtà, e un relativo tetto di spesa più basso di quello in realtà necessario. «Si ravvisa la necessità di un urgente incontro», si legge, «volto a risolvere, in tempi brevi, la problematica sorta dal 2019 e a rideterminare il tetto di spesa, onde evitare la paralisi totale dell'ente e la conseguente ripercussione sociale sul territorio non potendo garantire ricoveri richiesti dagli uffici della Asl competente».
Il rischio è essere costretti a dover rimandare a casa «tutti gli ospiti fuori setting ora assistiti». L'aumento delle bollette, inoltre, contribuisce ad aggravare una «crisi finanziaria che da tempo colpisce la Asp, disagio che ove non risolto con intervento istituzionale porterà all'inevitabile chiusura della struttura».
Passati dieci giorni, in assenza di risposte alla richiesta di incontro urgente, direttore medico, direttore amministrativo e Cda tornano a scrivere ad Asl e Regione e anche la prefetto Armando Forgione, al sindaco Diego Ferrara e ai rappresentanti sindacali. «La mancanza di un intervento istituzionale», si legge nella seconda lettera, «ognuno per quanto di competenza (Dipartimento salute per quanto riguarda budget e setting assistenziale, Dipartimento sociale per quanto riguarda saldo di finanziamento, Asl per quanto attiene le decurtazioni, Comune per la parte sociale) comporterà il licenziamento degli oltre 20 dipendenti della cooperativa», con a cascata una serie di disservizi che porterà la struttura al tracollo.

