Casa di riposo, in città è caccia agli untori

Effetto inchiesta, un sindacalista accusa: la gente ferma e offende per strada i dipendenti dell’Ipab
CHIETI. Fermati per strada e apostrofati come ladri dalla gente. Accade a Chieti ed è l’effetto dell’inchiesta sulla casa di riposo ed i libretti postali degli anziani svuotati in pochi mesi. Nel mirino dell’opinione pubblica sono finiti i lavoratori dell’ex Ipab di piazza Garibaldi. A denunciare la caccia all’untore è Pino Palmerini, sindacalista e dipendente, che non ci sta e difende i lavoratori del San Giovanni Battista. La procura è entrata nell’istituto dopo un circostanziato esposto firmato dal commissario dell’ente, Ezio Tilli, che ha chiesta di indagare su cinque casi che, messi insieme, fanno un totale di 105mila euro ritirati da anziane ricoverate.
«Sono diverse settimane che vengono pubblicati sui quotidiani articoli inerenti gli Istituti riuniti San Giovanni Battista di Chieti. Come componente della rsu non entro nel merito delle indagini che la Procura della Repubblica sta svolgendo, anzi auspico che venga fatta piena luce sulla vicenda. Ma a seguito di quanto riportato sui quotidiani», scrive il sindacalista, «molti lavoratori sono stati fermati per strada e apostrofati con frasi detestabili. Mi preme ricordare all’opinione pubblica che nell’ente lavorano persone oneste che, durante le ore di servizio, danno assistenza ad anziani ed inabili con professionalità e, soprattutto, con dedizione ed amore avendo cura degli ospiti come si trattasse di propri congiunti come ampliamente certificato dalle continue ispezioni della Asl e dal gradimento degli stessi assistiti. Non è giusto né moralmente e né eticamente generalizzare e pensare, o meglio indurre a pensare, che siamo tutti dei lestofanti. E non è giusto distruggere la reputazione di persone che fanno il loro lavoro. Quello che mi lascia esterrefatto e perplesso è il continuo stillicidio mediatico cui il nostro istituto è sottoposto, l'indifferenza politica e la persistenza di interessi di altri al discredito».
L’inchiesta va avanti. A condurla è il pm Lucia Campo. Punta a chiarire, tra le altre cose, come, dove e perché quelle, ed altre anziane, hanno speso tanti soldi pur godendo di vitto, alloggio e assistenza garantiti dal servizio sanitario nazionale. E vuole soprattutto scoprire se, nella casa di riposo, ci sia qualcuno che ha indotte le anziane, anche senza sconfinare nel reato di circonvenzione d’incapace, a spendere soldi per un determinato scopo. L’inchiesta serve proprio per fare distinzione tra chi è onesto e chi non lo è.(l.c.)

