Casa lavoro, la vicenda dal ministro

19 Aprile 2023

D’Alfonso (Pd): è un istituto inadeguato che risale al Codice Rocco

VASTO. «In Italia esistono ancora le “Case di lavoro”, istituite dal Codice Rocco con l’intento di favorire, attraverso il lavoro, il reinserimento sociale di persone che hanno commesso reati ed espiato una pena, ma che sono ritenute ancora pericolose per la società in quanto delinquenti abituali, professionali o per tendenza. Le strutture tuttora attive sono quattro, una si trova a Vasto». Con un’interrogazione presentata al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, il deputato del Pd Luciano D’Alfonso solleva la questione e chiede a Nordio «come intenda attivarsi e quali iniziative intenda assumere per procedere sollecitamente a una riforma di questo istituto totalmente inadeguato, per sostituirlo con altre forme che consentano il reinserimento di queste persone nella società, come ad esempio comunità di accoglienza dedicate» oppure «misure di sicurezza applicate nella libertà vigilata, eseguite nei territori di residenza e non in istituti di pena, spesso lontani dal luogo dove queste persone hanno affetti o radici». Secondo D’Alfonso, «la maggior parte delle case di lavoro è collocata dentro istituti penitenziari o in ex istituti psichiatrici. La casa ha le celle, le celle hanno le sbarre e il lavoro, quando c’è, si limita a quello che garantisce il funzionamento della struttura; con l’assegnazione a una Casa di lavoro, i periodi di internamento successivi al carcere diventano mesi e anni di parcheggio e di ozio, senza occupazione lavorativa, e la speranza di riprendere una vita normale di contatto con la realtà sociale è quasi nulla, soprattutto per chi non ha famiglia o è stato disconosciuto dai familiari, per chi non ha casa o, per gli stranieri».