«Casa popolare a 300 euro» Ecco il patto per occupare

27 Febbraio 2019

Una 45enne teatina condannata per tentata invasione rivela l’accordo sottobanco «Inquilino pronto a cedere l’appartamento di via dei Palmensi in cambio di soldi»

CHIETI. «Trecento euro in cambio della casa popolare. L’accordo era questo. Lui me l’avrebbe ceduta, dietro pagamento, perché era andato ad abitare da un’altra parte e quindi non gli serviva più». Ma in via dei Palmensi sono intervenuti i vigili urbani, ed è definitivamente saltato il piano di una donna per occupare illegalmente un appartamento del Comune con la complicità dell’assegnatario. Ora il caso è arrivato davanti al giudice Andrea Di Berardino: quella donna, L.F., 45 anni, è stata condannata a 4 mesi di reclusione per tentata invasione di edifici.
Il processo che si è celebrato nel tribunale teatino ha offerto uno spaccato significativo sul fenomeno dell’abusivismo nelle case popolari. «Avevo bisogno a tutti i costi di un posto dove andare a vivere», ha raccontato in aula l’imputata, già in passato finita nei guai per motivi giudiziari. «Mi era stata concessa una misura alternativa alla detenzione, ma per continuare a godere del beneficio era indispensabile avere una residenza. Così ho conosciuto una persona, un tale Vincenzo. A lui l’appartamento non serviva più e mi ha detto che me lo avrebbe dato per 300 euro». Insomma: una sorta di subaffitto “una tantum”, naturalmente del tutto fuorilegge. «Ma io non ho sfondato nessuna porta: la serratura era già rotta», ha ripetuto L.F. «Parliamo di un alloggio di pochi metri quadri, già senza mobili: dentro era tutto alla rinfusa e c’era tanta immondizia. So che il mio gesto non era corretto», ha provato ancora a giustificarsi L.F. davanti al giudice. «Ma non avevo altra scelta: ho provato a inserire come residenza anche l’indirizzo del mio compagno, ma non andava bene perché la casa era troppo piccola per due persone». Fatto sta che i vigili urbani, dopo aver ricevuto una segnalazione, sono arrivati proprio nel momento in cui la donna stava entrando nella casa per «valutare eventuali accomodi da fare per renderla immediatamente abitabile», si legge sul capo d’imputazione. Le altre due persone che erano con lei, il compagno e l’amico operaio che avrebbe dovuto occuparsi dell’intervento di manutenzione, sono state assolte perché «il fatto non costituisce reato». Ma per L.F., che ha di fatto ammesso le sue responsabilità, è scattata la condanna.
L’ultimo episodio, dunque, riaccende il tema delle occupazioni illegali. Il Comune, con l’Ufficio casa e l’assessore Maria Rita Salute, è in prima linea per stanare i furbetti. In città sono 1.404 gli alloggi popolari, di cui 1.076 gestiti dall’Ater e 328 da Palazzo d’Achille. Sono scattati controlli a tappeto ed è stata avviata una ricognizione sui redditi degli assegnatari. Il risultato più evidente sono le 6 case già recuperate dal Comune e tolte ad altrettante famiglie che non avevano più i requisiti necessari. I motivi sono differenti: c’è chi occupava l’alloggio in modo totalmente abusivo, chi aveva superato il reddito massimo, chi non risultava più residente in città e chi aveva persino comprato un appartamento ma non voleva assolutamente privarsi del privilegio di conservare la casa popolare. Così sono partite le esecuzioni forzate. Ma l’azione del Comune, che assicura tolleranza zero, non si ferma qui: recentemente sono stati scovati altri 4 furbetti e l’Ufficio ha già avviato le procedure per tornare in possesso degli alloggi. «Il contrasto alle occupazioni di alloggi», ribadisce l’assessore Salute, «è una delle priorità per tutelare gli aventi diritto e garantire una corretta gestione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica».
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