Casacanditella, D’Angelo potrebbe tornare sindaco

30 Marzo 2018

Il primo cittadino indagato per corruzione, la Cassazione rimanda gli atti al Riesame «No all’interdizione, il tribunale ha omesso di valutare i documenti della difesa»

CASACANDITELLA . Giuseppe D’Angelo potrebbe tornare presto sindaco di Casacanditella. È quanto emerge dalle motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione che, il 16 febbraio scorso, aveva annullato l’interdizione di un anno da tutte le funzioni pubbliche disposta dal tribunale del Riesame dell’Aquila. Ora, la Cassazione rimanda gli atti al Riesame che dovrà fare un «nuovo esame» su D’Angelo, indagato per presunta corruzione nell’inchiesta sugli appalti dell’Unione dei Comuni delle Colline teatine. Con un avvertimento: le esigenze cautelari sono «affievolite», sottolinea la Cassazione, e, per questo, il Riesame non potrà cambiare «in peggio» l’eventuale misura cautelare. Ecco perché D’Angelo potrebbe tornare in municipio a capo dei 1.294 residenti di Casacanditella: entro un mese potrebbe arrivare il verdetto.
D’Angelo, 60 anni, era stato arrestato ai domiciliari il 27 settembre scorso ed era tornato libero dopo 23 giorni di detenzione. Ma con il ritorno in libertà era scattata l’interdizione dagli incarichi pubblici, a partire dalla carica di sindaco. Un provvedimento contestato perché l’articolo 289 del codice di procedura penale vieta l’applicazione della misura «agli uffici elettivi ricoperti per diretta investitura popolare». E la Cassazione si schiera con D’Angelo, difeso dall’avvocato Antonio Luciani, sindaco di Francavilla: «È illegittima l’applicazione della misura cautelare interdittiva della sospensione dall’esercizio di pubblico ufficio o servizio nei confronti di persona che ricopre un ufficio elettivo per diretta investitura popolare», recita la sentenza. Che sottolinea: «In quanto sindaco di un Comune non poteva pertanto essere assoggettato alla sospensione di un pubblico ufficio o servizio».
D’Angelo, già sindaco tra il 2011 e il 2016, era stato rieletto anche nel 2017 con la lista civica Ricominciamo (515 voti, 55,37%): dal giorno dell’arresto di D’Angelo – accusato di aver percepito circa 10 mila euro di tangenti dall’imprenditore di Penne Sergio Giancaterino e dal suo braccio destro Antonio Ruggeri – le redini del Comune sono in mano al vice sindaco Eleonora Firmani. D’Angelo non si è dimesso dalla carica: ha rinnegato tutte le accuse. Nella stessa inchiesta che riguarda appalti teatini e marsicani sono indagate altre 11 persone: l’appalto chietino finito sotto accusa è quello che riguarda il consolidamento di una frana a San Martino sulla Marrucina. L’accusa contestata a D’Angelo ruota intorno a presunte dazioni «camuffate» da contributi per le feste.
Ma secondo la Cassazione il Riesame ha «omesso» di valutare le indagini difensive di D’Angelo: «Il Riesame ha omesso di verificare la tenuta del quadro indiziario a carico di D’Angelo alla luce delle specifiche deduzioni concernenti il contenuto dei colloqui intercettati». Secondo la Cassazione, «le circostanze puntualmente evidenziate nel ricorso della difesa risultano potenzialmente rilevanti al fine di apprezzare l’esistenza dell’illecito sinallagma fra dazioni di denaro e gli atti contrari ai doveri d’ufficio e avrebbero dovuto essere attentamente disaminate».