CASALBORDINO

16 Marzo 2021

CASALBORDINO. Dalle 8 sono davanti al palazzo di giustizia di via Bachelet, decisi a restare sotto i portici fino alle 14 per urlare con il silenzio la loro disperazione. Non sanno quando riceveranno...

CASALBORDINO. Dalle 8 sono davanti al palazzo di giustizia di via Bachelet, decisi a restare sotto i portici fino alle 14 per urlare con il silenzio la loro disperazione. Non sanno quando riceveranno la cassa integrazione e ieri nel corso di un incontro con il presidente Gianluca Salvatore quest'ultimo ha confermato alle rsu l'intenzione di gettare la spugna.
LA SITUAZIONE ECONOMICA «La situazione economica è drammatica», spiegano le rsu. «L'azienda non ha potuto partecipare alle nuove gare d'appalto e ha dovuto annullare le gare già vinte non potendo lavorare. Anche l'ultima autorizzazione all'apertura della fabbrica a Pollutri in cui dovremo svuotare le batterie dal litio, è arrivata ma i documenti necessari sono negli uffici dello stabilimento di Casalbordino. La Simest ponta a finanziare il progetto negli Stati Uniti lo ha bloccato perché la licenza è sospesa. I titolari della Esplodenti Sabino ci hanno comunicato che, con grande rammarico, dovranno chiudere e mandare ottanta lavoratori a casa. Siamo disperati. Oggi torniamo a urlare il diritto a sopravvivere lavorando onestamente. Fra noi ci sono lavoratori distrutti i. Qualcuno potrebbe cedere alla disperazione. Perché la Procura non ci dà la possibilità di lavorare?».
LA PROTESTA Oggi sperano che le loro richieste vengano raccolte dalla Procura. «Vorremmo tanto spiegare al magistrato», dicono i lavoratori, «che non chiediamo alcuna accelerazione di indagine. Al contrario, è giusto che la magistratura faccia tutto quello che è necessario per arrivare a scoprire perché i nostri colleghi sono morti. Ma autorizzare l'apertura degli uffici non significa intralciare le indagini».
L’INCHIESTA Le indagini condotte dai carabinieri di Ortona sono ancora in corso. I militari stanno interrogando ancora i colleghi delle vittime e altri operai. Il perito che ha compiuto il sopralluogo nel cantiere, ha chiesto altri giorni per depositare le conclusioni. Anche i Ris non hanno ancora consegnato al magistrato i risultati dei tamponi. Il procuratore Giampiero Di Florio deve quindi ricevere molte risposte ancora. «Per questo chiediamo che venga separato l'iter giudiziario da quello lavorativo della Esplodenti Sabino», insistono i sindacati.
IL PROGETTO NEGLI USA Il rammarico più grande è quello di veder sfumare il progetto che avrebbe portato nuova occupazione: una polveriera negli Stati Uniti gemella di quella di Casalbordino. L'impianto sarebbe dovuto sorgere a Reno, capoluogo della contea di Washoe, nello stato del Nevada. Lì esiste già una cittadella militare con un deposito di munizioni lungo diversi chilometri. Da Casalbordino il personale avrebbe raggiunto il Nevada per fare formazione. Il progetto era pronto, ma ora rischia di svanire. La Simest, l'istituto finanziario che ha supportato più di 8.000 imprese in Italia e che era pronta ad appoggiare il progetto americano della Esplodenti, si è fermata. «Non possiamo accettarlo. Non possiamo assistere al fallimento della nostra azienda senza avere colpe», concludono le rsu. (p.c.)
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