Casalbordino abbraccia padre Romano

Messa celebrata da quattro vescovi e abati arrivati da Padova. Presenti i sindaci, Bibbia e stola sulla bara poggiata a terra
CASALBORDINO. La stola viola simbolo del lutto e della passione e la Bibbia aperta sulla bara, poggiata a terra. La Chiesa ha salutato ieri mattina il padre abate emerito di Finalpia, Romano Cecolin, senza fasti né sfarzi e clamori. Come avrebbe voluto lui, ex monaco dell’abbazia di Santa Giustina, seguendo le regole dell’Ordine benedettino abbracciate fin dall’età di 10 anni, quando entrò per la prima volta nel monastero di Padova. Padre Romano era nato a Frapiero di Agna, a pochi chilometri da Padova. Nessun fiore ma solo i simboli della cristianità e della preghiera. A celebrare il rito funebre, dopo un breve corteo dalla camera ardente al sagrato della basilica, è stato il vescovo della diocesi di Chieti-Vasto, monsignor Bruno Forte. Accanto a lui i vescovi di Isernia e Venafro, monsignor Camillo Cibotti (originario di Casalbordino), di Trivento, Domenico Angelo Scotti, e quello di Teramo-Atri, monsignor Michele Seccia, il priore del Santuario, Paolo Lemme, padre Vincenzo D’Adamo e una folta rappresentanza di abati arrivati dai monasteri di Montecassino, Praglia e Padova. Tanti i religiosi di altri ordini monastici arrivati da ogni parte d’Italia. Tutti hanno indossato la stola viola in segno di lutto.
«La morte e la Pasqua di padre Romano Cecolin è un momento triste per la sua scomparsa ma sereno per i credenti che sanno che ora padre Romano vive della luce di Dio», dice il priore Paolo Lemme. «Si è spento un faro di luce», aggiunge monsignor Forte prima del canto dell’alleluia intonato dal coro della Madonna dei Miracoli. A raccontare il dolore della comunità è stato il silenzio. Un silenzio irreale all’esterno della basilica (in città è stato proclamato il lutto cittadino). Un silenzio rispettoso in chiesa, interrotto solo dalle parole dei celebranti nella grande basilica gremita di fedeli e autorità. Presenti i sindaci di Casalbordino, Filippo Marinucci, di Vasto, Francesco Menna, il primo cittadino di Pollutri, Antonio Di Pietro, il vice sindaco e presidente del consiglio comunale di Scerni, Giuseppina Ottaviano, e molti altri rappresentanti politici che spesso si rivolgevano a padre Romano per consigli e conforto. «Ho conosciuto padre Romano due anni fa», dice monsignor Forte rivolto al fratello di padre Romano e ai nipoti arrivati da Padova. «Anche se è stato poco fra noi ci ha dato tanto. È stato una grande luce per la comunità cristiana. Il racconto della vita di padre abate Romano è racchiuso in cinque parole: monaco, fratello, padre, predicatore della parola di Dio e liturgo», aggiunge nel corso dell’omelia il vescovo. Al termine della funzione religiosa la bara è stata benedetta. Subito dopo il corteo funebre è partito per Padova. Nella basilica abbaziale di Santa Giustina è stata allestita la camera ardente che resterà aperta per tutta la giornata odierna. Domani alle 10,30 sarà celebrato un altro rito funebre nella basilica padovana, al termine del quale la salma verrà tumulata nel locale cimitero benedettino.
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