Case di riposo a rischio chiusura: martedì c’è l’incontro decisivo

23 Ottobre 2022

La Regione ha fissato il vertice richiesto dalla dirigenza degli istituti riuniti San Giovanni Battista Marcozzi (Impegno civico): «La situazione è inaccettabile per le famiglie di lavoratori e assistiti»

CHIETI. L’allarme lanciato dalla dirigenza degli istituti riuniti di assistenza San Giovanni Battista è stato raccolto dalla Regione che ha fissato l’incontro urgente chiesto dalla dirigenza delle case di riposto dallo scorso 4 ottobre. Il presidente facente funzione Concezio Tilli ha fatto sapere che l’incontro è stato fissato per martedì prossimo.
A suo parere si riuscirà a eludere l’ultimatum, che sarebbe scaduto ieri, lanciato dalla dirigenza della cooperativa che fornisce supporto al personale delle case di riposo che, a causa dei mancati pagamenti, avrebbe smesso oggi di lavorare per la Asp (l’Azienda di servizi alla persona di cui fa parte il San Giovanni Battista). Tilli conferma che il problema della Asp è nell’assegnazione del budget economico per l’azienda teatina, una cifra «palesemente insufficiente».
Il budget assegnato ammonta infatti a 1.662.328 euro a fronte delle costanti precedenti attribuzioni di un budget di oltre 3 milioni di euro. Se a tutto questo si somma la problematica dei rincari delle bollette, si capisce che l’organismo non riesce ad andare avanti. Il rischio è quello di dover rimandare a casa gli assisti. Le speranze della dirigenza Asp sono dunque puntate all'incontro di martedì prossimo.
Intanto in Regione l’allarme viene raccolto dalla consigliera di Impegno civico Sara Marcozzi: «Quello che si sta vivendo in un centro di straordinaria importanza per l’assistenza ad anziani e portatori di handicap non è accettabile», dice la consigliera, «e lo è ancor meno il muro di silenzio che sarebbe stato messo davanti a una richiesta di ascolto. Le difficoltà della struttura e delle ex Ipab arrivano da lontano. Già nel corso della precedente legislatura avevo denunciato gravi criticità economiche in Consiglio regionale, ottenendo impegni formali alla loro risoluzione. Evidentemente, però, passano gli anni, cambiano le amministrazioni, ma i problemi di fondo restano. L’erogazione di fondi insufficienti sarebbe peraltro doppiamente grave nell’attuale contesto storico, nel generale aumento dei costi energetici e non solo. Un depotenziamento della struttura», conclude la consigliera, «comporterebbe sulla comunità un costo sociale molto alto, sia in termini di posti di lavoro che di assistenza agli ospiti e alle loro famiglie».
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