Case popolari agli stranieri, sì ai controlli

Per un voto passa l’ordine del giorno di Di Paolo per la parità di trattamento nell’iter di assegnazione
CHIETI. Parità di trattamento nei controlli sull’assegnazione e la gestione delle case popolari. È quanto chiede l’ordine del giorno del capogruppo di Fratelli d’Italia, Marco Di Paolo, che ce la fa a passare in consiglio, nonostante il dissenso dell’opposizione e i malumori in maggioranza. I quattro consiglieri Udc (Clara Ricciardi, Mario De Lio, Marco Russo e Roberto Melideo) e l’ex Ncd Donato Tacconelli non lo votano, astenendosi, ma 12 sì da contrapporre agli 11 no dell’opposizione ci sono e quindi Di Paolo può esultare. L’Udc aveva chiesto di soprassedere, per concertare insieme la misura, condivisa nel fine ma non nei metodi; Di Paolo, invece, ha tirato avanti e ce l’ha fatta. Superata la strettoia politica ora l’ordine del giorno non avrà certo vita facile. Chiede di controllare le autocertificazioni che gli stranieri presentano, così come gli italiani, al momento della richiesta di un alloggio popolare. Ma mentre per gli italiani si può controllare agevolmente quanto accertato, per gli stranieri, soprattutto gli extracomunitari no, cosicché alla fine per loro i controlli non si fanno. Ma la legge che ha previsto questo iter non è comunale ma regionale e si basa su linee guida nazionali. L’ordine del giorno impegna, dunque, sindaco e giunta a darsi da fare per modificare la legge regionale. «Mi impegnerò formalmente», ha detto l’assessore alle politiche della casa Maria Rita Salute, «a richiedere agli organi preposti la modifica della legge regionale in questione, affinché i cittadini stranieri che intendano accedere all’edilizia residenziale pubblica attestino i propri requisiti mediante certificati rilasciati dalla competente autorità dello stato estero ed autenticati dall’autorità consolare italiana che ne verifichino la conformità all’originale».
«Respingendo ogni accusa di xenofobia accampata da qualche consigliere d’opposizione, sentimento che non mi appartiene per storia e credo personale», ha aggiunto Di Paolo, «ricordo come a parità di requisiti presentati, il cittadino italiano che rispetta la legge potrebbe vedersi “surclassato” in un suo diritto dal furbetto straniero di turno che magari nel suo paese ha a suo carico un casellario giudiziale con carichi pendenti o abitazioni di proprietà per le quali risulta impossibile effettuare controlli sulla scorta delle autocertificazioni prodotte. Le istanze fornite dal cittadino italiano sono oggetto attento di verifica, perché non dovrebbe essere lo stesso per i cittadini stranieri?» conclude Di Paolo. (a.i.)

