«Case popolari, decidevano i politici»

Funzionaria rivela: «Ho portato al sindaco i casi più gravi per far scegliere». Domani da San Giustino la diretta di Rete4
CHIETI. Lui sì, lui no: così la politica decideva a chi assegnare case popolari. Quale politica? Il sindaco, Umberto Di Primio e la sua giunta. Non siamo noi a dirlo, ma è scritto in un verbale che pubblichiamo. L’ex funzionaria del settore case, Luciana Rapattoni, ascoltata dalla commissione comunale d’indagine, afferma testualmente: «Vista la disponibilità di tre alloggi al di sotto dello standard abitativo, insieme al dirigente dott. Angelucci (anch’egli trasferito e sostituito, ndr) ho portato al sindaco una lista dei casi più gravi (nuclei di 1 o 2 persone), insieme a tutti i fascicoli corrispondenti (all’incirca una decina), perché il sindaco potesse valutare le assegnazioni da proporre alla giunta. In seguito, dopo che la giunta ha scelto, l’ufficio ha provveduto alla predisposizione della delibera di assegnazione dell’alloggio da sottoporre all’approvazione della giunta».
L’ex funzionaria fa queste dichiarazioni, ai politici della VII commissione comunale di garanzia e controllo, il 19 novembre del 2013. Le sue parole si riferiscono ad un periodo di vacatio, immediatamente successivo all’arresto dell’assessore alle politiche della casa, Ivo D’Agostino, accusato di estorcere sesso a sette donne in cambio di un alloggio, e prima della nomina dell’assessore in carica, Dario Marrocco. La commissione, presieduta dall’avvocato Gabriele Salvatore, si rende subito conto di avere tra le mani una “patata bollente”. Secondo la legge (la numero 267 del 2000), l’assegnazione degli alloggi agli sfrattati, ai separati senza reddito, ai disperati, compete al dirigente del settore e non al sindaco e alla giunta trattandosi di un “atto di gestione”.
Il verbale, su proposta del consigliere Alessandro Giardinelli, viene quindi inviato alla procura. Con la cautela che solo la politica, magari di democristiana memoria, riesce ad avere, scrivendo questa frase: «La commissione, pur ritenendo di non doversi pronunciare, demandando a chi di dovere (Consiglio comunale e/o Autorità Giudiziaria) la risoluzione della questione, è purtuttavia dell’opinione che l’ufficio e le amministrazioni che si sono succedute nel tempo (dal 1996) abbiano seguito questa prassi (legittima o illegittima che sia) in buona fede».
La politica ha già assolto se stessa dai sospetti ma il verbale è comunque agli atti dell’inchiesta del pm, Lucia Campo e della polizia che si muove con i piedi di piombo. Domani sera, il caso-Chieti avrà una visibilità nazionale con una lunga diretta, su Rete 4, della trasmissione “Quinta colonna”, con interviste choc. Si parte alle 21,45. Il luogo scelto è piazza San Giustino.

