Case sgomberate, primi fondi Ma riguardano solo 50 famiglie

Allarme della protezione civile: «Ci sono ancora troppe persone che vivono in palazzi a rischio frane» Intanto il Comune approva il piano di intervento in caso di necessità: «Così la città sarà più sicura»
CHIETI. Chieti più sicura in caso di frane e alluvioni. Nella seduta di lunedì il consiglio comunale ha approvato l’aggiornamento del Piano di protezione civile, sia per quanto riguarda il rischio alluvioni, in relazione ai fiumi Pescara e Alento, sia per il rischio connesso al dissesto idrogeologico. Nel frattempo, però, sul fronte frane a Santa Maria cresce l’allarme della Protezione civile regionale per quei residenti che, nonostante le ordinanze comunali di sgombero, non hanno voluto lasciare la propria abitazione. Ci sono famiglie, soprattutto anziani, che non sanno dove andare. Anche perché gli attesi fondi per l’autonoma sistemazione non si sono ancora visti, sebbene sembra che per le prime 50 famiglie sgomberate siano in arrivo gli aiuti.
FRANE E ALLUVIONI
«Si tratta di un provvedimento importante per la sicurezza cittadina»: così il consigliere Vincenzo Ginefra, delegato alla protezione civile, ha presentato in aula la delibera di aggiornamento del Piano di protezione civile: «Il lavoro che è stato fatto serve per assicurare una risposta quanto più veloce e precisa possibile alle emergenze. I soccorsi saranno così in grado di attivarsi immediatamente, operando quasi a occhi bendati». Il piano di protezione civile è stato aggiornato sia per quanto riguarda le aree vicino ai due fiumi, Alento e Pescara, sia per quanto riguarda le aree a rischio frana. «Per ogni zona alluvionale o a rischio dissesto», ha spiegato la dirigente Lucia Morretti, «è stata individuata la viabilità e i relativi residenti. Abbiamo così una fotografia dell’area accurata e precisa. In caso di emergenza si sa quali sono i punti da chiudere, i cosiddetti “cancelli”, e si sa anche quante persone risiedono nell’area e se ci sono soggetti fragili».
INTERVENTO IN EMERGENZA
Nel caso di alluvione o frana, chi deve intervenire non è solo il Comune. «Siamo in collegamento continuo con la Protezione civile regionale», ha aggiunto il sindaco Diego Ferrara, «lavoriamo insieme attraverso tavoli prefettizi, dove siedono anche le forze dell’ordine. Abbiamo un piano di Protezione civile comunale che viene continuamente implementato, come in questo caso». Ma è proprio dalla Protezione civile regionale che arriva l’ennesimo allarme sulle frane di Santa Maria. Nell’area tra via Don Minzoni, viale Gran Sasso e via Arenazze sono stati evacuati 13 palazzi, ma non tutti i residenti hanno lasciato la propria abitazione. Il direttore regionale della Protezione civile Mauro Casinghini ha dunque rivolto un appello a chi non ha ancora lasciato casa: «Fatelo prima che eventuali precipitazione atmosferiche, come quelle che stiamo vedendo in questo periodo, provochino ulteriori danni».
AUTONOMA SISTEMAZIONE
Sarebbero ancora qualche decina le famiglie, soprattutto anziani, che non hanno ancora abbandonato l’appartamento nonostante le ordinanze di sgombero. Ad agosto 2023 il governo ha dichiarato lo stato d’emergenza e questo ha reso più facile accedere a sostegni economici per l’autonoma sistemazione. Ma nonostante questo, i soldi dei Cas (contributi autonoma sistemazione) non si sono ancora visti. Da notizie non ancora ufficiali sembrerebbe che i fondi siano stati trasferiti dalla Regione al Comune, anche se al Comune gli uffici dicono ancora di non saperne nulla. Potrebbero comunque essere sbloccati a breve, anche se solo per una prima tranche per 50 famiglie. A Santa Maria sono più di 300 i residenti interessati, di cui 137 hanno sinora fatto domanda per il contributo di autonoma sistemazione.
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