Caso profughi, blitz di D’Alfonso all’Ipab

Alle 15 arriva il governatore. Oggi Di Stefano va in soccorso del sindaco che chiede al prefetto di riportare la serenità
CHIETI. Fabrizio Di Stefano va in soccorso di Umberto Di Primio, Luciano D’Alfonso di Dario Recubini. Il primo ha convocato i giornalisti alle 10,45 di oggi. Il secondo sarà a Chieti alle 15 per incontrare il presidente della casa di riposo. La politica mette le toppe all’emergenza profughi. Fonte governativa autorevole fa sapere che, tre giorni fa, 18 disperati sono davvero giunti a Chieti. E che la città dovrebbe innalzare un monumento a suor Vera che li ha accolti, senza ma e senza se, togliendo le castagne dal fuoco alla prefettura che improvvisamente si è trovata di fronte al garibaldino Di Primio, sceso appunto in piazza Garibaldi con CasaPound per respingere “l’invasione” nell’ex Ipab di Recubini. L’azione del sindaco, approvata da una consistente fetta di città, ha creato un problema d’ordine pubblico che, al 99%, farà escludere la casa di riposo dalla lista delle 7 tra società, associazioni e onlus che si sono rese disponibili ad accogliere profughi, per 35 euro al giorno, dirottati in provincia di Chieti. La stessa fonte spiega che la situazione arrivi è imprevedibile. Che i posti disponibili nel Chietino sono 400 e che, se non dovessero bastare, in vista degli arrivi della prossima settimana, saranno requisiti anche da noi immobili, come ha già annunciato il prefetto di Teramo. Ciò che manca è la collaborazione di alcuni sindaci preoccupati più del consenso e dei voti che di affrontare istituzionalmente gli effetti dell’esodo biblico. Il prefetto non può fare appelli. Ma un messaggio dev’essere arrivato a Di Primio che ieri gli ha scritto questa lettera: «Eccellenza, innanzitutto La prego di comprendere il mio gesto dello scorso mercoledì, teso esclusivamente a difendere la mia città e i teatini. Non è più tollerabile che oggi i sindaci siano diventati il capro espiatorio di qualsiasi problema che investe il nostro territorio, parafulmini di tutte le inefficienze le cui responsabilità va, senz'ombra di dubbio, cercata altrove, tra gli alti livelli istituzionali. E’ per tutti noi un dovere morale assistere chi fugge dalla povertà, dalle violenze e dalle guerre, ma deve farsi senza compromettere la sicurezza e l'equilibrio sociale della nostra comunità. Un equilibrio reso già molto labile dalle tante problematiche che, nostro malgrado, da diversi anni affliggono le nostre comunità e che, come sarebbe potuto accadere con l'arrivo negli Istituti Riuniti di 18 migranti, rischia seriamente di rompersi. La invito a farsi garante dell’impegno massimo, nella nostra Città, dell'opera di vigilanza delle Forze dell'Ordine, così da restituire ai cittadini la necessaria serenità». Che lui, Di Primio, a modo suo ha infranto. Anche se poi ha chiesto venia al prefetto.

