Caso Smargiassi, è guerra sulle cause dell’incidente

23 Dicembre 2016

La difesa dell’indagato: il mio assistito non è un pirata della strada e andava piano La parte civile: per il consulente della Procura la responsabilità è dell’automobilista

VASTO. A tre mesi dalla tragica morte di Roberta Smargiassi scoppia la guerra fra la parte civile e la difesa del presunto responsabile. In un comunicato stampa il legale della famiglia Smargiassi, l’avvocato Giovanni Cerella, risponde a una nota con la quale il difensore dell’automobilista, l’avvocato Pompeo Del Re, fornisce elementi che a suo dire dimostrano che la disgrazia non è imputabile al giovane. «L’indagato, persona sensibile e da sempre attiva nel volontariato, non dimenticherà mai i momenti tragici dell’incidente. Gli atti di indagine, tuttavia, dimostrano che il mio assistito non è affatto un pirata della strada, ma una persona coinvolta, suo malgrado, in un sinistro mortale. Gli esami medici ed ospedalieri hanno accertato che D’Elisa non guidava in stato di ebrezza, né con coscienza alterata dall’uso di stupefacenti. In più, dalle registrazioni della scatola nera montata sul veicolo condotto dall’indagato risulta certo che quest’ultimo teneva una velocità pienamente rispettosa dei limiti imposti», afferma Del Re mettendo in dubbio il fatto che la vittima indossasse il casco.

Diversa la versione dell’avvocato Cerella. «Il capo d’imputazione a carico dell’automobilista I.D.E., è quello di omicidio stradale aggravato dalla violazione delle norme sulla circolazione stradale relative all’eccessiva velocità e al mancato rispetto del segnale con luci rosse dell’impianto semaforico. Il consulente nominato dal pm, Gabriella De Lucia, ha ricostruito minuziosamente la dinamica del sinistro mortale e ha concluso che le responsabilità sono riconducibili alla condotta del conducente», annota Cerella. «È stato infatti rilevato dal perito che il conducente teneva una velocità non adeguata e al di sopra dei limiti consentiti per il tratto di strada percorso e per l’orario notturno. Inoltre, l’indagato non rispettava il segnale orizzontale di svolta a destra ma proseguiva dritto, ignorando l’impianto semaforico che era sul rosso. Il consulente della Procura ha accertato che la Smargiassi indossava il casco allacciato e funzionante. Stupisce non poco», conclude Cerella, «che si rilascino dichiarazioni che, oltre a non corrispondere al vero, si rilevano offensive e dolorose per i familiari della vittima».

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