Causa aperta trent’anni fa: altro rinvio

Fallimento di un’impresa edile. Fascicolo avviato nel 1985, nel frattempo il curatore è morto e sono cambiati dieci giudici
VASTO. È iniziato nel 1985 e a distanza di trent’anni esatti non si è ancora chiuso. L’ennesimo caso di giustizia lenta, lentissima, anzi “lumaca”, riguarda il fallimento di un piccolo imprenditore edile della zona, i cui creditori sono ancora in attesa di essere pagati. Nel frattempo il curatore - un noto commercialista di Vasto - è morto e sono stati almeno una decina i giudici che si sono avvicendati. Tra rinvii molto lunghi, scadenze ed adempimenti vari siamo arrivati al 2015, senza che la procedura sia stata ancora definita. Anzi sembra proprio che per la chiusura bisognerà attendere ancora molto.
Un caso limite? Sicuramente è il fascicolo più datato fra quelli (pare che siano 5 o 6) rimasti in sospeso al tribunale di Vasto, ufficio che risulta nell’elenco di quelli “virtuosi” e che pur figurando tra i presidi giudiziari in odor di soppressione vedrà presto potenziare il suo organico con l’arrivo di nuovi magistrati.
«Nel 2013 il giudice delegato ha provveduto al riparto parziale delle somme dovute ai creditori, ma il provvedimento è stato notificato agli interessati solo due giorni fa», racconta l’avvocato Corrado Squadrone che rappresenta due creditori che devono avere complessivamente circa 2.700 euro, «ma quello che mi ha fatto saltare dalla sedia», prosegue il legale vastese, «è che, secondo l’ordinanza firmata dal giudice delegato, la procedura non è di immediata chiusura. Eppure stiamo parlando di una causa che risale al 1985, cioè a trent’anni fa. Mi sembra che la vicenda si commenti da sola. Quello che posso aggiungere è che sicuramente faremo ricorso alla Corte europea di Strasburgo», annuncia Squadrone, «chiederemo il risarcimento dei danni per le lungaggini e i ritardi che si sono accumulati in questi sei lustri. Basti pensare che la durata media di una causa di questo genere è di sette anni, in questo caso ne sono trascorsi trenta e non è stata ancora definita», conclude l’avvocato Squadrone che può contare su numerosi precedenti. Per un caso del genere il ministero della Giustizia è stato condannato a risarcire 23mila euro a un imprenditore di Castelvetrano (Trapani), per l’eccessiva lunghezza di una procedura fallimentare durata ben 31 anni e che ha procurato all’interessato un notevole danno patrimoniale.
Del resto è risaputo che l’Italia è il Paese, tra quelli aderenti al Consiglio d’Europa, in cui occorre più tempo per ottenere un giudizio in primo grado, quantificato in 2.648 giorni per una bancarotta e 770 giorni per una causa di divorzio. È quanto emerge dal quinto rapporto della Commissione per l’efficienza della giustizia (Cepej) del Consiglio d’Europa.
Anna Bontempo
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