Cava sequestrata Imprenditore condannato a 18 mesi

11 Febbraio 2016

CIVITALUPARELLA. Si è chiuso il processo sulla cava di Civitaluparella sequestrata nel 2012 su richiesta del procuratore Francesco Menditto dopo gli accertamenti della Forestale. Per violazioni di...

CIVITALUPARELLA. Si è chiuso il processo sulla cava di Civitaluparella sequestrata nel 2012 su richiesta del procuratore Francesco Menditto dopo gli accertamenti della Forestale. Per violazioni di norme ambientali, danni ambientali e truffa aggravata ai danni del Comune, il giudice Andrea Belli ha condannato a 18 mesi di reclusione, pena sospesa, 1.200 euro di multa, confisca di beni per 110mila euro e pagamento delle spese legali, Guido Alimonti, 38 anni, di Guardiagrele, presidente della Das srl, che gestiva la cava calcarea di località Ristretta. A processo con lui era finita la Das, nella persona del legale rappresentante Emidio Alimonti, 69 anni, a cui il giudice ha applicato una pena pecuniaria di 60mila euro e limiti alla partecipazione a bandi pubblici. Infine, Alimonti e la Das dovranno risarcire i danni alla parte civile, ovvero il Comune, rappresentato dall’avvocato Cristiana Rulli: la provvisionale è di 110mila euro. Il resto dei danni verrà stabilito in sede civile.

L’avvocato aveva chiesto danni per circa 600mila euro. La sentenza dopo anni dà ragione alla Procura. Per Menditto, Alimonti «in assenza della prescritta autorizzazione paesaggistica avrebbe deturpato e distrutto la visuale paesaggistica di un luogo dichiarato di notevole interesse pubblico». Nello specifico «avrebbe operato in difformità alle autorizzazioni paesaggistiche, non adempiendo all’obbligo di ripristino ambientale del luoghi già scavati, non fornendo i dati statistici dell’attività estrattiva effettivamente svolta al servizio di sviluppo attività estrattive e minerari». La truffa aggravata ai danni del Comune è perché non avrebbe fatto risultare la quantità di materiale lapideo effettivamente estratto e avrebbe pagato all’ente solo gli importi minimi previsti. Avrebbe cioè fatto apparire come estratti 320mila metri cubi di materiale e per questo pagato al Comune 176mila euro, invece degli effettivi 700mila metri cubi estratti. Così avrebbe procurato alla ditta un ingiusto profitto di oltre 208mila euro. Il giudice ha anche stabilito il ripristino dello stato dei luoghi a spese dell’imputato. (t.d.r.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA