Cementificio, Formichetti prende tempo

Vicenda Escal, il commissario ad acta: deciderò se rinunciare all’incarico dopo il confronto col prefetto
VASTO. «Aspetto che mi venga comunicata la sentenza. Solo allora deciderò se continuare a gestire il procedimento o se rimettere il mio mandato»: Maurizio Formichetti, nominato commissario ad acta il 19 agosto 2021 dall’ex prefetto Armando Forgione, commenta la decisione del Tar di Pescara che ha accolto il reclamo della Escal, la società di Foggia intenzionata ad avviare la produzione di leganti idraulici (cemento) in uno stabilimento presente nella fascia di protezione esterna della riserva di Punta Aderci. Nella sentenza depositata in questi giorni Paolo Passoni (presidente), Renata Emma Ianigro e Massimiliano Balloriani (consiglieri) censurano l’operato di Formichetti che, dopo una istruttoria durata circa due mesi, consistita in una serie di riunioni, sopralluoghi sul sito e l’esame di tutta la documentazione effettuata, anche con l’ausilio di un consulente ambientale, aveva confermato il parere negativo del Comitato di gestione della riserva di Punta Aderci.
«Rispetto la sentenza che non mi è stata ancora comunicata ufficialmente e che ho appreso dalla stampa», attacca il funzionario, «da quando sono stato nominato ho fatto una serie di riunioni e ho effettuato anche un sopralluogo sul sito per rendermi conto della situazione. Mi sono più volte confrontato con il Comitato di gestione della riserva, con la Escal e con i dirigenti comunali. Ora devo capire», conclude Formichetti, «se continuare a gestire il procedimento o se rimettere il mandato. Mi confronterò con il prefetto e prenderò una decisione».
La recente sentenza del Tar di Pescara, che ordina di concludere il procedimento, aggiunge un ulteriore tassello a una vicenda che si trascina da cinque anni, cioè da quando l’allora dirigente della sezione urbanistica comunale Stefano Monteferrante espresse parere favorevole alla valutazione di incidenza ambientale (Vinca), scatenando la reazione di un gruppo spontaneo di cittadini che il 28 gennaio 2018 diedero vita a una marcia silenziosa e pacifica a Punta Penna, con la presenza di circa 800 persone, per dire no al cementificio e chiedere maggiore tutela per la riserva naturale. A distanza di qualche settimana dalla manifestazione Wwf e Legambiente fecero ricorso per chiedere l’annullamento del parere favorevole rilasciato dal dirigente e il Tar diede loro ragione. Determinante ai fini dell’accoglimento fu la mancanza del parere del Comitato di gestione della riserva, ma nell’elenco dei motivi che spinsero i giudici amministrativi ad accogliere il ricorso vennero ravvisate anche illegittimità, inadempienze e mancato recepimento di disposizioni regionali. Sta di fatto che la vicenda, definita «un calvario processuale« dalla Escal, è ancora lungi dall’essere definita.
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