Cementificio, il commissario in municipio

Vasto. Impianto Escal e il ricorso al Tar: Formichetti, nominato dal prefetto, incontra giunta e dirigenti
VASTO. Una riunione allargata con gli amministratori e i dirigenti. Appuntamento in Comune oggi per il commissario ad acta Maurizio Formichetti, nominato dal prefetto Armando Forgione per concludere il procedimento relativo alla valutazione di incidenza ambientale (Vinca) del cementificio che la Escal vuole realizzare a Punta Penna, nella fascia di protezione esterna della riserva di Punta Aderci. Un compito che non si preannuncia certo facile per il funzionario della prefettura, la cui mission è quella di rendere esecutiva la sentenza del Tar di Pescara.
Nell’accogliere il ricorso presentato dalla società di Manfredonia, intenzionata a realizzare un impianto per la produzione di leganti idraulici (cemento) a due passi dall’area protetta, i giudici amministrativi hanno dichiarato l’inefficacia del provvedimento adottato dal Comune, intimando all’ente di concludere il procedimento entro e non oltre il termine di 40 giorni. Essendo tale termine decorso “infruttuosamente” (parole del Tar), il prefetto ha nominato un commissario nella persona di Formichetti, molto conosciuto anche negli ambienti ciclistici.
Nel frattempo, le associazioni cittadine tornano a lanciare l’allarme sulla difficile convivenza tra la zona industriale di Punta Penna e la riserva naturale di Punta Aderci. «Le notizie che ci giungono dai tribunali regionali ci dicono una sola cosa: cioè che il rischio di un impianto di produzione di leganti idraulici a freddo, a due passi dall’area protetta, è più che concreto», commenta il presidente dell’Arci, Nicola Salvatorelli, «stiamo parlando di una lavorazione nel campo del cemento con annesso carico di polveri e di traffico veicolare nell’ordine di 50 Tir al giorno. Questo rischio è tornato di attualità in questi giorni, a tre anni di distanza dalla grande manifestazione contraria del gennaio 2018, ed è da ricondurre alla totale assenza della politica nel campo della programmazione e della riconversione della zona industriale di Punta Penna. In questi anni abbiamo sentito tanti slogan sullo sviluppo sostenibile», prosegue Salvatorelli, «ma la realtà è una sola, cioè che si vuole continuare a far convivere industria e natura in un matrimonio non possibile. La Zes come incentivo agli insediamenti produttivi della zona, gli odori molesti sempre più frequenti e fastidiosi, l’aumento di traffico veicolare e di polveri insieme agli ampliamenti della Ecofox fanno presagire tempi difficili per la riserva e per l’ambiente. Qualche anno fa scrivevamo in un dossier che a Punta Penna tira una brutta aria. Oggi possiamo affermare che questa aria rischia di diventare ancora più brutta», conclude il presidente dell’Arci.
Altro motivo di disappunto per l’associazione è la mancata impugnativa, da parte del Comune, della recente sentenza del Tar di Pescara. (a.b.)
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