Cento accessi al pronto soccorso

20 Luglio 2023

La situazione è nella norma: due malori per il caldo. Protesta per i medici assenti

LANCIANO. Un centinaio di pazienti soccorsi ogni giorno, ma per ora utenti colpiti da malesseri legati al gran caldo o da colpi di calore non sono in aumento. Al pronto soccorso dell’ospedale Renzetti la situazione è sotto controllo. C’è il solito affollamento di utenti nel reparto diretto da Nicoletta Fini: circa un centinaio di accessi giornalieri, che sono i numeri quotidiani del terzo pronto soccorso d’Abruzzo, tra i quali non si registrano casi legati esclusivamente alle temperature bollenti.
C’è stato un soccorso dovuto a un colpo di calore, accusato da un ragazzo che ha lavorato all’aperto, e assistenza ad anziani pluripatologici che vedono i problemi di base acuirsi con l’afa. Ad ogni modo da ieri è stato attivato il “codice calore” voluto dal ministero della Salute che evidenzierà giornalmente quanti utenti arriveranno nel presidio con colpi di calore o effetti secondari e che prevede un percorso assistenziale preferenziale e differenziato. Ma il problema più grande del pronto soccorso non è legato ai codici bensì agli spazi, ristretti per via di lavori in osservazione breve che dovevano essere conclusi e non lo sono, e soprattutto al personale: in servizio ci sono 7 medici sui 15 necessari.
Carenza di personale che c’è in tutti i reparti, anche in Citologia. «Manca la specialista che analizza i vetrini in citologia e così sono costretto ad attendere i risultati di un esame importante fino al suo rientro. Ma chi come me ha avuto un tumore non ha tempo». La denuncia arriva da Antonio Ucci, presidente dell’associazione di volontariato Auser filo d’argento di Lanciano. «Ho fatto un esame citologico l’ 8 giugno e dovevo attendere 15 giorni per i risultati. Siamo arrivati al 20 luglio e non li ho», racconta Ucci. «È un esame importante che faccio perché legato a un tumore che ho avuto e che eseguo ogni tre mesi. Ma l’attesa da 15 giorni è passata a 20, poi a 30 e ora addirittura a 40 giorni lavorativi: e questo perché, mi è stato detto, non c’è il personale. Ma al paziente il servizio deve essere assicurato, non allungato o spostato se un medico è assente». «Già un esame sono costretto a farlo fuori regione», chiude Ucci, «con tutti i disagi che ne conseguono, non è possibile doversi spostare anche per questo esame che prima era assicurato senza problemi. E accade anche per altri esami e servizi».
Nessun commento da parte della Asl, che conosce il problema della carenza di personale anche in Citologia.
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