Cento famiglie in più chiedono aiuto alla Caritas

Si aggiungono ai 2.600 nuclei seguiti a Lanciano e ai 1.500 dell’Ortonese Cuonzo: l’emergenza casa è al primo posto, ma rinunciano anche a curarsi
LANCIANO. Cento famiglie monoreddito prese in carico quest’anno dalla Caritas perché distrutte dalla lunghissima scia della crisi. Si aggiungono ai 2.600 nuclei familiari aiutati a Lanciano e ai 1.500 dell’Ortonese. Centocinquanta panettoni consegnati a Natale, assieme ad un sorriso, alle famiglie frentane che, senza l’assistenza diocesana, sarebbero in strada. Sono i numeri della Caritas Lanciano-Ortona, che in questo periodo di festa cerca di alleviare le sofferenze di chi non ha neanche lo stato d’animo adatto per festeggiare. «Sono tantissime le famiglie in emergenza», dice Luigi Cuonzo, responsabile della Caritas diocesana, «oltre 4.100 nell’area di Lanciano e Ortona. Una situazione delicata che viviamo quotidianamente sia tramite il centro di ascolto, che attraverso le parrocchie dove molti cercano rifugio. Una condizione ancora più difficile quest’anno, visto che abbiamo un centinaio di famiglie monoreddito che sono entrate nel “mondo Caritas”, fatto non solo di pacchi alimentari, ma di ascolto, di progetti volti a valorizzare le persone, travolte dalla crisi, le loro capacità».
Queste 100 famiglie, per la gran parte italiane, pur avendo almeno una persona che lavora, tra affitti sempre più alti, bollette e bambini, non riescono più ad andare avanti. «Cominciano a tagliare per sopravvivere e non dover ricorrere ad aiuti», riprende Cuonzo, «in primis sulla salute. Niente cure mediche: dentista, ortopedico ed esami vari sono costosi e vi si rinuncia. Ed è drammatico. Poi si resta indietro con l’affitto e le utenze. E qui sorgono poi i problemi dello sfratto».
E se in Comune “solo” 39 persone hanno presentato domanda per una casa parcheggio, in Caritas ce ne sono più del doppio che, pur avendo bisogno di un tetto, non hanno potuto fare domanda perché sotto sfratto per morosità. «Il 2016 è stato l’anno nero per l’emergenza abitativa», commenta Cuonzo, «abbiamo aiutato due famiglie con bimbi piccoli, che hanno dormito in auto per un breve periodo, e ospitato alcune persone per 10, al massimo 15 giorni, ma non possiamo fare di più. Servono case».
Comune e Ater cercano di rispondere a questo problema tramite controlli e recupero degli alloggi. «L’emergenza resta anche se guardando i numeri pare che la situazione stia migliorando», dice l’assessore alle politiche della casa Giacinto Verna, «quest’anno al bando per le case parcheggio da poco chiuso hanno risposto 39 famiglie, due anni fa erano 52. Questo perché tante persone che fino a due anni fa facevano richiesta si sono rese conto di non avere i requisiti e non hanno rifatto la domanda e perché abbiamo consegnato le case: circa 10 alloggi Ater e 6-7case parcheggio in tre mesi. Altri 4-5 alloggi contiamo di recuperarli e consegnarli nei primi mesi del 2017».
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