Centro di procreazione assistita: oltre 1.600 gravidanze in 10 anni

3 Ottobre 2021

Il bilancio dell’attività nel reparto ospedaliero: il 30% delle coppie giunge da tutto il centrosud Italia Il primario Tiboni: «Possiamo garantire anche il desiderio di maternità delle donne malate di tumore»

ORTONA . Compie 10 anni il centro di eccellenza di procreazione medicalmente assistita dell’ospedale Bernabeo di Ortona. Un’attività che si è consolidata nel tempo, diventando una realtà di livello nazionale, punto di riferimento di tutto il centro-sud Italia. Il centro è nato nel 1997 all’interno del presidio ospedaliero di Chieti, poi nel 2011 il trasferimento in quello ortonese, dove si è affermato definitivamente. Oggi è una unità operativa dipartimentale semplice diretta da Gian Mario Tiboni, professore ordinario di ginecologia dell’università d’Annunzio di Chieti. Dal 2011 sono state effettuate 3.001 inseminazioni intrauterine e 4.780 tecniche di fertilizzazione in vitro che hanno permesso di ottenere più di 1.600 gravidanze.
L’attività del centro è rivolta alla diagnosi e alla cura dell’infertilità di coppia nel rispetto delle linee guida nazionali e delle principali società internazionali. Per volume di attività, quella ortonese è una delle maggiori strutture pubbliche del centrosud Italia ed offre trattamenti di primo, secondo e terzo livello per la cura dell’infertilità di coppia. Circa il 30% delle coppie accolte al Bernabeo proviene da Molise, Marche, Lazio, Puglia, Campania, Sicilia e Calabria. Inoltre, il centro di Ortona rappresenta un importante polo formativo per medici specializzandi, allieve ostetriche e dottorandi di ricerca dell’università d’Annunzio di Chieti Pescara.
Ma c’è di più: «Grazie ai progressi raggiunti nell’ambito delle terapie oncologiche, la prognosi della maggior parte dei tumori che affligge la popolazione giovanile è oggi in netto miglioramento, con tassi di sopravvivenza molto elevati», spiega il professor Tiboni. «Purtroppo, a fronte di maggiori prospettive di guarigione completa, alcuni trattamenti antitumorali risultano essere fortemente tossici per le ovaie, esponendo le donne ad un rischio elevatissimo di menopausa precoce. Il desiderio di maternità di queste donne può essere garantito con il trattamento di crioconservazione ovocitaria. Per questo nel 2017 è stato istituito il servizio di preservazione della fertilità per donne affette da patologie neoplastiche».
L’equipe dell’unità operativa comprende le dirigenti medici, Ilde Verna e Emiliana Leonzio, le biologhe Giuseppina Porcelli e Maria Cristina Budani, la coordinatrice Tiziana Di Rado, l’ostetrica Sabrina Giuliante, le infermiere Rosita Di Prinzio, Marilena Rizzacasa e Costanza Madonna.
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