Centro profughi, altri no all’ampliamento

I consiglieri Riccardo e Di Iorio sul voto contrario: «L’accoglienza usata come slogan elettorale»
CHIETI . «Noi crediamo in una accoglienza possibile, frutto di un lavoro sistemico di tutto il territorio locale, con il supporto di tutte le istituzioni, in sinergia e tenendo sempre in debita considerazione il benessere dei propri cittadini. Rispettando questi principi abbiamo votato conto la variante urbanistica chiesta per il centro d’accoglienza di suor Vera D’Agostino a Brecciarola». Non si placano le polemiche dopo l’approvazione di questo ordine del giorno nell’ultimo consiglio comunale. Gli ultimi a intervenire sono stati i consiglieri comunali Giampiero Riccardo e Bruno Di Iorio rispettivamente capogruppo di “Chieti Viva” e “Lista Di Iorio Sindaco”.
«Pur riconoscendo l’alto valore del servizio espletato dalla Fondazione, per noi nulla può essere fatto senza il tramite politico ed istituzionale. Così come presentato, il progetto rischia di essere fine a se stesso, con preoccupanti ricadute territoriali, soprattutto in una zona come Brecciarola già profondamente ferita dalle recenti vicende dell’ampliamento della linea ferroviaria». Per i due consiglieri comunali la sfida è trasformare l’emergenza in opportunità, «ma per farlo è necessario un apparato ben più complesso di una modifica al piano regolatore del Comune di Chieti».
La variante allo strumento urbanistico ha avuto il via libera del consiglio tuttavia l’approvazione è stata contestata anche dalla maggioranza. I tre consiglieri comunali del nuovo gruppo “Liberi a sinistra” hanno marcato subito, al primo consiglio comunale utile, la differenza dal resto della maggioranza e si sono astenuti, dopo aver chiesto il ritiro della delibera insieme a tutto il resto dell’opposizione. «L’accoglienza per noi deve essere integrata, con dei servizi supplementari rispetto a quelli previsti già da eventuali accordi prefettizi, bisogna fornire consulenza legale, formazione al lavoro, tirocini, servizio di ascolto e sostegno psicologico, formativo ed educativo», hanno invece concluso Riccardo e Di Iorio. «Solo con questa visione l’accoglienza può divenire patrimonio per una intera comunità e non un mero slogan in tempo di approssimazione elettorale». (a.s.)
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