Centro sportivo distrutto, monumento alla sporcizia

Viola promette: «Pubblicheremo un bando per affidare ai privati il recupero» Ma i residenti denunciano: «È l’intera contrada ad essere lasciata a se stessa»
CHIETI. Da anni è abbandonato e distrutto. Il centro sportivo del quartiere San Martino, di proprietà del Comune, è diventato un monumento al degrado e alla sporcizia. Cade a pezzi ed è inagibile da tempo quel che resta della struttura che comprende due campi polivalenti e due immobili che accoglievano uffici, spogliatoi e bar. I ladri hanno rubato e devastato tutto. E il Comune non ha fatto azioni concrete per provare a recuperare un impianto che, per decenni, è stato il punto di ritrovo dei ragazzi della popolosa frazione dello Scalo: nessuna traccia del bando di gara promesso a più riprese dall’amministrazione guidata dal sindaco Umberto Di Primio, nessun tentativo di riportare un minimo di sicurezza in una zona diventata ostaggio di vandali e sbandati. Per avere la conferma dello scenario da film dell’orrore basta entrare nel centro sportivo. Il possente cancello verde è chiuso con catena e lucchetto, ma la recinzione è stata tagliata da qualche malintenzionato consentendo l’accesso a chiunque in un’area in cui la vegetazione incolta è mista a immondizia. Le foto parlano più delle parole. Sui due campi, la scena è dominata da tappeti di bottiglie di plastica e sporcizia varia. Le erbacce hanno invaso i manti sintetici, rendendoli inutilizzabili, mentre le porte da calcetto sono storte, arrugginite e con le reti tagliate. Ma il guaio vero sono i due immobili che si trovano accanto ai campi. Il problema è strutturale, perché le pareti si sono inclinate. «Meglio vivere all’inferno», è la scritta che compare su un muro. E in effetti è così. Le stanze interne sono distrutte: qualcuno le ha prese a picconate, portando via gli armadietti, i lavandini e i vasi dei bagni; mandando in frantumi, senza un perché, il caminetto a servizio del vecchio bar; sfogandosi contro le docce. Non mancano i resti di serate all’insegna dell’alcol, come dimostrano i cocci delle bottiglie di birra. Le pareti sono state imbrattate con le bombolette spray: messaggi d’amore si intervallano a disegni osceni, slogan contro la polizia e frasi minacciose dai destinatari ignoti. «È nostra intenzione», promette l’assessore comunale Antonio Viola, «pubblicare un bando rivolto ai privati per recuperare la struttura: così non si può andare avanti». «Ma è l’intero quartiere ad essere abbandonato», denunciano i residenti di San Martino. Bastano tre o quattro immagini per rendere l’idea della situazione di degrado. La prima arriva da via Montello: un muraglione di cemento è crollato sulla strada da più di tre anni, ma il Comune si è limitato a transennare l’area. C’è un problema di sicurezza evidente, perché le macchine che transitano in direzione San Martino sono costrette a invadere la corsia opposta. E ancora: in viale Unità d’Italia, un trafficato tratto della Tiburtina, le buche sono decine. In via Monte Grappa, all’altezza del centro sociale, le radici degli alberi hanno invece alzato l’asfalto. Ma gli appelli dei residenti sono caduti nel vuoto anche in questo caso.
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