Certificato medico all’evaso Indagato per favoreggiamento

Il chirurgo Verna rischia di finire a processo per la visita a un paziente ai domiciliari L’accusa: esame falso per coprire l’allontanamento da casa. La difesa: equivoco incredibile
CHIETI. L’accusa dice che, con un certificato medico «falso», avrebbe coperto l’evasione dagli arresti domiciliari di un presunto ricettatore. È indagato per falso e favoreggiamento Tonino Verna, noto medico della Chirurgia generale dell’ospedale Santissima Annunziata. La procura ne ha chiesto il rinvio a giudizio e il 9 novembre prossimo il caso approderà in tribunale per l’udienza preliminare.
Un’accusa che per Verna non si regge in piedi: il medico avrebbe voluto chiudere il caso con un’archiviazione già durante la fase delle indagini preliminari. Assistito dall’avvocato Augusto La Morgia, Verna ha presentato una memoria difensiva in cui ha controbattuto a ogni capo di imputazione. Ma finora non è bastato a far cambiare idea a polizia e procura. La tesi della difesa è quella di un equivoco.
Questa la ricostruzione dell’accusa: Adamo Leonzio, 56enne residente a Tollo e già coinvolto in un’inchiesta sui furti nei casolari, sarebbe evaso dagli arresti domiciliari e, poi, avrebbe «istigato» Verna a firmare un certificato medico falso su carta intestata della Asl di Chieti. Secondo le indagini svolte dall’aliquota della polizia in servizio in procura, Verna avrebbe compilato un certificato medico dove attestava «contrariamente al vero» che aveva visitato Leonzio il 9 giugno 2016 all’ospedale Bernabeo di Ortona «con l’invito all’esame ambulatoriale all’ospedale di Chieti il successivo 11 giugno «così», sostiene l’accusa, «da precostituire il documento pubblico falso che Leonzio poteva esibire ai carabinieri di Tollo a giustificazione del proprio allontanamento dal luogo di restrizione». Secondo polizia e procura, la visita medica non sarebbe stata fatta.
Per Verna, la verità è un’altra: nella memoria depositata in procura con cui ha chiesto l’archiviazione del procedimento, il medico ha rivelato che, alla fine del turno di lavoro, si sarebbe trovato davanti una persona che gli avrebbe chiesto di visitarlo. Così, Verna si sarebbe rimesso il camice e avrebbe sottoposto a visita Leonzio: ovviamente, dice la difesa, Verna non era solo in ospedale: Leonzio sarebbe stato accolto dagli infermieri in servizio in reparto. Gli stessi che saranno chiamati in aula a riferire per smontare l’accusa. Inoltre, la memoria sottolinea un altro passaggio che per la difesa è determinante: Verna non conosceva affatto Leonzio e, in occasione della visita, non poteva sapere che si trovasse agli arresti domiciliari.
La Asl, come atto dovuto, si costituirà in giudizio come parte civile: il direttore generale Pasquale Flacco ha affidato l’incarico della difesa all’avvocato Marco De Angelis di Lanciano. La stessa Asl ha dato il via anche a un procedimento disciplinare sospeso «in attesa della definizione del giudizio penale o fino all’emergere di elementi nuovi sufficienti per concludere il procedimento».
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