Cespa si difende: «Con lo stalking non c’entro nulla»

ORTONA. «Io non ho fatto nulla, sono innocente». Si difende a spada tratta Antonio Cespa, 71enne ortonese finito agli onori della cronaca per presunti atti persecutori nei confronti di un’amica della...
ORTONA. «Io non ho fatto nulla, sono innocente». Si difende a spada tratta Antonio Cespa, 71enne ortonese finito agli onori della cronaca per presunti atti persecutori nei confronti di un’amica della ex moglie. In questa storia se ne sviluppa però una parallela, che vede protagonista sempre Cespa. La sesta sezione della suprema Corte di Cassazione ha pronunciato la sentenza sul ricorso da lui presentato contro l’ex questore di Chieti, Filippo Barboso, che «annulla senza rinvio il decreto impugnato e ordina la trasmissione degli atti al Tribunale di Chieti per l’ulteriore corso». Per capire bene di cosa stiamo parlando bisogna fare un passo indietro. «Nel 2013», spiega Cespa, «mi è arrivato un ammonimento da parte del questore a stare lontano da questa signora perché avrei commesso stalking nei suoi confronti», racconta, «ma io non sono stato ascoltato». Ecco che allora l’ortonese querela Barboso «per il reato di abuso d’ufficio», continua nel racconto il 71enne.
«Il pm ha avanzato richiesta di archiviazione a cui mi sono opposto chiedendo la prosecuzione delle indagini». Difeso dall’avvocato Ida Di Domenica, l’ortonese presenta così ricorso avverso il decreto di archiviazione. Lo fa alla suprema Corte di Cassazione, a cui l’avvocato Di Domenica si rivolge scrivendo che il gip «riteneva inammissibile l’opposizione della persona offesa sul presupposto che l’opponente si è infatti limitato a richiedere il proprio esame, nel quale non potrebbe che ribadire le doglianze già espresse al procedimento di irrogazione dell’ammonimento», si legge in un passaggio del ricorso, e che «la persona offesa è stata indebitamente privata della possibilità, prevista dalla legge, di argomentare la sua opposizione nel contraddittorio delle parti».
Ciò detto si chiedeva che «codesta suprema Corte di Cassazione voglia annullare l’impugnato decreto di archiviazione adottando i provvedimenti conseguenti». E la sentenza «annulla senza rinvio il decreto impugnato e ordina la trasmissione degli atti al Tribunale di Chieti per l’ulteriore corso». Una decisione che strappa un sorriso a Cespa, mentre ripete che con lo stalking non c’entra nulla. (a.s.)

