Chef di 31 anni cade dalla scala e muore

19 Novembre 2022

Mario Ferrari, originario di Orsogna, è precipitato da una rampa antincendio all’uscita dal lavoro. Il dolore della madre

ORSOGNA. Mario aveva coronato il suo sogno: diventare uno chef nella catena di ristoranti più importante di New York. Perché la storia di Mario Ferrari è quella di un ragazzo che ce l’aveva fatta: nel 2012 era partito dall’Abruzzo, dalla piccola Orsogna, e si era fatto strada, tra mille sacrifici, prima a Torino, poi a Londra, infine negli Stati Uniti. Ma qui, mercoledì, un incidente lo ha strappato alla vita: è morto dopo essere precipitato da una scala antincendio. «Caduta accidentale all’uscita dal lavoro», secondo le prime informazioni. È una tragedia che sconvolge, è un dolore che varca i confini del suo paese d’origine e raggiunge anche Lanciano, dove aveva frequentato le scuole superiori all’istituto Fermi.
La mamma Silvana Tiberii condivide su Facebook, in una lettera bellissima e commovente, il dolore più grande che si possa vivere, la perdita di un figlio. Parole che meritano ascolto, e un grosso abbraccio ideale: «“Ciao Ma”, così mi scrivevi ogni volta sul cellulare e io rispondevo chiedendoti come andava, se eri al lavoro. Sì, il tuo lavoro tanto amato, al quale sei arrivato con caparbietà e lottando contro tutto e tutti, perché era un obiettivo che ti eri prefissato. Una notte alle 3 mi arrivò un messaggio dove mi dicevi: “Mamma, ho fatto un terno al lotto. Sai, mi ha chiamato a lavorare la catena di ristoranti più importante di New York”. La tua gioia era palpabile, il tuo obiettivo era raggiungo. Il mio cuore era lì con te per condividere la tua felicità, ma sempre con la consapevolezza che bisognava fare le cose restando con i piedi per terra. E tutti i tuoi sacrifici sono valsi a qualcosa, figlio mio, vita mia». Mario era l’executive chef, il capo cuoco, dell’Harry’s Table appartenente alla catena italiana Cipriani. «Ero orgogliosa della tua strada, delle tue realizzazioni», prosegue mamma Silvana. «Ti dicevo sempre: “Adesso tu ti sei realizzato, tua sorella ha una splendida famiglia, devo solo fare un altro po’ di sforzo per aiutare Alessia negli studi e poi la mia vita è piena di soddisfazioni”. La tua risposta a tutto questo era: “Mamma, non preoccuparti”, e io in fondo ti ho sempre creduto». Tre giorni fa, la vita di Silvana e delle sorelle di Mario, Simona e Alessia, è stata sconvolta da un dolore indicibile. «Si sono infranti tutti i nostri sogni. Con un messaggio scritto, mi hanno detto che non c’eri più, eri andato via per sempre. Non è possibile tutto questo».
Mario era rimasto legatissimo al suo Abruzzo. «Proprio un mese fa», scrive ancora la madre, «sei tornato qui da noi per cinque giorni, perché i tuoi documenti erano pronti per una nuova avventura. Invece no, il Signore ha voluto che tornassi solo per riabbracciare la tua famiglia e i tuoi amici, che per te erano tutti come fratelli. Però quegli occhi sorridenti, quel tuo sorriso sulle labbra e quell’aria di chi non chiedeva molto alla vita ma trasformava quella felicità all’infinito, non andranno mai via dal mio cuore e dalla mia mente».
Silvana era fiera del suo Mario. «Ti ho lasciato andare verso la vita che tu desideravi. Però ora mi chiedo cosa mai avessi fatto di male io, cosa mai avessi fatto di male tu, cosa mai avessimo fatto di male tutti noi. Non ho mai trovato una risposta, perché la risposta giusta non c’è: “Succede”. Succede che l’altro giorno hai deciso di salutarci senza avvisare nessuno. Succede, è successo, succederà a tutti, ma nessuno è mai pronto, siamo impreparati di fronte alla morte: sì, perché questo è il suo nome, e tutti cerchiamo di affrontarla come meglio possiamo; forse inutilmente, ma è l’unica cosa che ci resta. Non accetterò mai che non ci sei più, non mi arrenderò mai dinanzi a quello che è successo. Posso soltanto abituarmici con te nel cuore, con il tuo sorriso stampato sulla mia pelle e i tuoi occhi grandi a mostrarmi la strada che devo percorrere. Ciao, figlio mio. Sappi che un giorno ci rivedremo e non ti lascerò più scappare da me. Ti lascio in buone mani vicino al tuo papà Andrea.
Ma la mia domanda è: “Dio, perché?”». Ed è la domanda di tutti coloro che – quando Mario tornerà a Orsogna per il suo ultimo, breve viaggio – diranno addio a un giovane che ce l’aveva fatta.