«Chi non vota sì alle Unioni civili non è moderno»

8 Febbraio 2016

Nel giorno del Consiglio ospitiamo un articolo di Raimondi «Lo hanno approvato 300 Comuni, ma qui c’è Di Primio»

CHIETI. La proposta di istituire, nella nostra città, un registro delle Unioni civili rappresenta semplicemente un atto di modernità e può essere realizzato a prescindere dall’approvazione del ddl Cirinnà in discussione al Senato della Repubblica. Anzi, la decisione del Consiglio comunale di Chieti, così come quella di tanti altre assemblee civiche che stanno discutendo lo stesso argomento in questi giorni, potrebbe favorire l’approvazione anche del disegno di legge, che potrà contribuire a rendere l’Italia un Paese più moderno ed attento ai diritti delle persone. Sono oltre trecento, inoltre, i consigli comunali italiani che hanno adottato una mozione del contenuto analogo a quella da me presentata a Chieti, a dimostrazione che non è necessaria una legge nazionale per garantire benefici a coppie non sposate, etero od omosessuali, che vivono stabilmente insieme perché legati da un vincolo sentimentale.

La proposta di istituire un registro delle unioni civili nella nostra Città, quindi, non ha nulla a che vedere con il dibattito, ideologico, di questi giorni. Un consigliere comunale di Forza Italia, che evidentemente non ha letto il testo della mia mozione, ha annunciato addirittura che voterà contro perché non è d’accordo sulle adozioni da parte di coppie omosessuali.

La mia proposta, invece, è quella di estendere alle coppie di fatto od unioni civili residenti nel Comune di Chieti gli stessi eventuali benefici che il Comune potrebbe accordare, se avesse sul punto una posizione politico-amministrativa, alle coppie sposate residente nel nostro territorio, come, ad esempio, agevolazioni tributarie sulla prima casa, facilitazioni amministrative per il rilascio di certificazioni, agevolazioni per i figli, etc. In sostanza, la proposta è quella di estendere benefici amministrativi a famiglie non fondate sul matrimonio. Il Consiglio comunale, quindi, sarà chiamato a dare un importante segnale: quello che la nostra Città riconosce i diritti delle persone e sostiene i loro bisogni a prescindere dall’orientamento sessuale e dalle scelte di vita.

In sostanza, il Consiglio comunale potrà dimostrare che Chieti non è la Città dell’intolleranza, della discriminazione e dell’ipocrisia di chi pensa che esista soltanto un modello di famiglia, contrariamente a quanto si è pensato quando si è visto il Primo cittadino con la fascia tricolore esprimere posizioni personali e retrograde per continuare una campagna elettorale permanente per nascondere l’assenza di azione amministrativa.

Spero che le forze politiche di maggioranza, così come quelle di opposizione, sapranno dare dimostrazione che Chieti, fortunatamente, non è Umberto Di Primio, ma una città che vuole fare parte della modernità, inclusiva e solidale.L’auspicio è che oggi i consiglieri di centrodestra, almeno su queste tematiche, si sentano liberi di esprimere, con il loro voto, la loro opinione, senza essere condizionati da un presunto vincolo di maggioranza.

*(capogruppo de L’Altra Chieti)