Chiama le Iene e incastra i truffatori

24 Gennaio 2016

Produttore teatino di olio vittima di un raggiro, ma gli arrestati tornano liberi

PRATO. Stavolta le "Iene", cioè gli inviati della popolare trasmissione di Italia 1, potrebbero aver fatto la frittata. C'è questo retroscena dietro all'arresto, poi non convalidato dal giudice, di due presunti truffatori fermati nel pomeriggio di mercoledì 20 a Prato dai carabinieri di Vergato (Bologna) con le accuse di truffa e sostituzione di persona.

Ai due, entrambi domiciliati a Prato, viene contestato di aver organizzato un raggiro ai danni di un commerciante di Castiglion de’ Pepoli, in provincia di Bologna, ordinando a un'altra società, con sede a Chieti, una partita di olio extravergine d'oliva per un valore di 3.500 euro e facendosi passare per il commerciante (hanno fornito anche il numero della partita Iva), che poi sarebbe stato chiamato a pagare il corrispettivo al venditore. A nutrire qualche sospetto sulla reale identità dei due compratori è stato il venditore, cioè il titolare dell'azienda abruzzese, che oltre ad avvertire i carabinieri si sarebbe messo in contatto con le "Iene". Sta di fatto che è stato organizzato un appostamento a Prato, dove era stato fissato un appuntamento per il pagamento della merce.

I militari e una troupe de "Le iene" hanno assistito alla consegna dell'assegno e subito dopo i due presunti truffatori sono stati fermati. L'assegno dato in pagamento, hanno spiegato gli inquirenti, è risultato fasullo. Per questo i due sono stati arrestati e sono comparsi davanti al giudice per la convalida del fermo e il processo per direttissima. Gli inquirenti hanno spiegato che i due fermati potrebbero essere coinvolti in altre truffe di questo tipo messe a segno in varie parti d'Italia. Il colpo di scena però è arrivato in aula, perché alla fine dell'udienza il giudice Luca D'Addario non ha convalidato l'arresto dei due presunti truffatori, rimettendoli subito in libertà. A spiegare che cosa è accaduto è l'avvocato di uno dei due fermati. Il giudice non ha convalidato l'arresto perché in aula si è appreso che alla consegna dei pacchi che dovevano contenere le bottiglie di olio avrebbe partecipato anche l'inviato delle "Iene", e soprattutto che i pacchi in realtà erano vuoti.

Il giudice ha dunque ritenuto che non di truffa, ma eventualmente di tentata truffa potrebbe trattarsi. Il problema è che per la tentata truffa il Codice penale non consente l'arresto. E dunque il giudice ha trasmesso nuovamente gli atti in procura perché venga riqualificata l'imputazione. Quanto all'assegno dato in pagamento, secondo il difensore non si può dire che sia fasullo, al più che porta una data molto risalente nel tempo.

Come finirà la vicenda è ancora presto per dirlo. Resta l'impressione che stavolta l'intervento della troupe delle "Iene" non abbia reso più semplici le cose ai carabinieri, ma anzi le abbia complicate e abbia partorito un finale che non era previsto nel copione. (p.n.)