Chiauci, la diga incompiuta

Dal mancato completamento dell’opera dipende la carenza di acqua nel comprensorio
VASTO. Lo stato di emergenza dichiarato dalla Regione che consente di utilizzare il minimo del deflusso vitale idrico ha permesso al Consorzio di bonifica sud di erogare ieri 160 litri di acqua al secondo. Non è molto ma permette di aspettare per qualche giorno l’arrivo della pioggia. Prima di farlo i tecnici e il responsabile della sicurezza e dell’esercizio della diga di Chiauci, l’ingegnere Tommaso Valerio, come avviene ormai quotidianamente da mesi, hanno compiuto un sopralluogo nell’invaso, comunicando subito dopo i risultati al commissario Franco Amicone. Che la siccità abbia colpito duramente la vallata è evidente ancora prima di arrivare alla diga. Il Trigno è poco più di un rivolo. Arrivati sul ponte della Trignina affacciato sulla diga si assiste a un panorama drammatico: l’invaso è prosciugato. Progettato al termine degli anni cinquanta per soddisfare la domanda di consumi idrici per usi potabili, irrigui, industriali e idroelettrici della vallata del Trigno, il complesso infrastrutturale della diga di Chiauci non riesce più a soddisfare la domanda lievitata negli ultimi anni a dismisura. In tanti puntano il dito contro il Consorzio di bonifica. La deputata molisana Laura Vennittelli è arrivata a chiedere l’annullamento della gestione. Il commissario Amicone guarda l’invaso asciutto e sorride. «Niente e nessuno avrebbe potuto evitare quello che sta accadendo in questi giorni», dice. «L’unico immissario, il Trigno, è a secco. Nel Vastese è caduto il 70% di acqua in meno, le temperature hanno raggiunto picchi elevatissimi e la popolazione è triplicata. A luglio il Trigno era già ridotto a un ruscelletto. Ho avvisato la Regione che in assenza di piogge avremmo avuto acqua fino ai primi di agosto. Siamo riusciti ad arrivare a fine mese», dice Amicone. Inevitabile la domanda. «È stata individuata una perdita di acqua nella traversa di Pietrafracida». Perché non è stata tamponata? «Intanto la traversa è gestita dall’Arap e comunque l’acqua della traversa di Pietrafracida è solo per uso industriale. Il flusso per uso potabile viene deviato a San Giovanni Lipioni. Un percorso di 20 chilometri che prima era solo per uso irriguo», risponde Amicone.
Più che lo stato di emergenza la popolazione invoca la conclusione della diga, un opera faraonica con tempi altrettanto faraonici. La prima volta che si parlò della diga era il 1922. Riprogettata nel 1985 in sede di avvio della realizzazione, tenendo conto dei risultati di un’approfondita indagine geologica, fu inaugurata nel 2011. La mattina del taglio del nastro, dopo oltre cinquant’anni, la politica annunciò l’inaugurazione di un’opera ingegneristica di notevole rilevanza, che non solo rispettava l’ambiente circostante, ma ne valorizzava le peculiarità naturalistiche e paesaggistiche. La prima fase dell’invaso, ha permesso il riempimento di un terzo dell’intera capienza del bacino, pari a circa 4,5 milioni di metri cubi di acqua. Nell’autunno 2011 sarebbe dovuta cominciare la seconda fase dell’invaso di circa 9 milioni di metri cubi destinati all’utilizzo nel 2012. «Le direttive imposte dal Registro dighe non vennero seguite», spiega Amicone. Sono passati 5 anni e la diga è ancora in fase sperimentale. L’ultimazione porterebbe la capienza a 14 milioni di metri cubi. «Completeremo la diga nei tempi previsti», afferma deciso Amicone. «È necessario anche per le aree interne. Per creare iniziative di crescita, per fermare lo spopolamento invertendone la rotta attraverso la facilitazione della creazione di nuove attività di ricezione turistica e di miglioramento/valorizzazione ambientale e paesaggistica del territorio. Ho raggiunto il pareggio degli stipendi ai dipendenti del Consorzio e risolto vertenze che si trascinavano da 17 anni. Finirò anche la diga ». Nel frattempo il territorio spera che anche la Sasi, l’ente da cui dipende l'approvvigionaento di 92 comuni del Chietino e la politica, curino le ferite della rete idrica adeguandola finalmente alle esigenze del territorio.
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