Chiede video sexy a una 13enne: è accusato di violenza sessuale

Un uomo di 39 anni finisce sotto processo a Chieti dopo la scoperta fatta dai genitori della ragazzina La procura gli contesta anche la pornografia minorile: «Ha inviato su una chat le foto della vittima»
CHIETI. Un rapporto sessuale «a distanza» estorto con la forza, il plagio, il sotterfugio. A una ragazzina di appena 13 anni. Vittima e aguzzino non si sono mai incontrati: tutto è avvenuto virtualmente, attraverso le chat di Whatsapp e Telegram. Ma, secondo il giudice, ci sono tutti gli estremi per mandare sotto processo C.M., foggiano di 39 anni, con l’accusa di «atti sessuali con minorenne» ai danni di un’adolescente di Guardiagrele. L’imputato, che deve rispondere anche di pornografia minorile aggravata, comparirà davanti al tribunale di Chieti il prossimo 5 ottobre.
LA DENUNCIA Tutto comincia quando la madre della ragazzina, una mattina di primavera, dà un’occhiata al cellulare della figlia e scopre che qualcuno ha inviato alla minore messaggi a chiaro sfondo sessuale. La donna è sotto choc: a distanza di pochi minuti, racconta tutto al marito. L’uomo controlla meglio lo smartphone e ha la conferma che uno sconosciuto aveva chiesto all’adolescente delle fotografie nude e di fare cose oscene. A questo punto, davanti a una valanga di chat che non lasciano spazio a interpretazioni, il genitore non ci pensa due volte: si precipita alla caserma dei carabinieri di Guardiagrele e presenta una denuncia.
I SEQUESTRI Il primo passo dell’indagine è il sequestro dei cellulari dell’indagato e della vittima. Il sostituto procuratore Giuseppe Falasca si affida al consulente informatico Davide Ortolano per analizzare il contenuto dei telefoni.
LE ACCUSE La denuncia formalizzata dal padre della tredicenne si dimostra più che fondata. L’indagine passa alla procura dell’Aquila, competente per il reato di prostituzione minorile. In base all’accusa formulata dal pubblico ministero Roberta D’Avolio, C.M. ha adescato la ragazzina via internet, inducendola a compiere atti sessuali. Più nel dettaglio: l’uomo ha carpito la fiducia della vittima con una marea di lusinghe e, soprattutto, fingendosi minorenne. Il 39enne, tramite messaggi su Whatsapp e Telegram contenenti esplicite richieste a sfondo sessuale, ha incitato la tredicenne a inviargli fotografie che la ritraevano nuda e video nei quali lei praticava autoerotismo. Così facendo, sempre secondo la ricostruzione della procura, l’imputato ha costretto la minore a fare esibizioni sessuali, producendo materiale pedopornografico. Scattano anche le aggravanti «di avere commesso il fatto con uso di violenza e minaccia» e «in danno di una persona minore di 16 anni». Video e foto sono stati trovati nel telefono del 39enne e in una memoria esterna. Ma c’è di più: dai successivi accertamenti viene fuori che l’uomo ha scambiato una fotografia della ragazzina con un utente di Kik, un’applicazione di messaggistica istantanea.
L’UDIENZA Il resto è storia recente: il pm chiede e ottiene il rinvio a giudizio dell’imputato. Nell’udienza preliminare i genitori della vittima, assistiti dall’avvocato Francesco Bucceroni, si costituiscono parte civile e chiedono un risarcimento danni di 50mila euro. «L’accusa», scrive il giudice Guendalina Buccella, «risulta ragionevolmente sostenibile in giudizio, con probabilità di condanna maggiori di quelle a sostegno dell’assoluzione». L’imputato, difeso dall’avvocato Antonello D’Aloisio, potrà fornire la sua versione dei fatti nel processo che si aprirà tra due mesi esatti.
LA CASSAZIONE Di recente, anche la Cassazione si è espressa sugli abusi sessuali «a distanza». Scrivono i giudici romani: «La violenza sessuale risulta pienamente integrata, pur in assenza di contatto fisico con la vittima, quando gli atti sessuali coinvolgono la corporeità sessuale della persona offesa e sono finalizzati e idonei a compromettere il bene primario della libertà individuale nella prospettiva di soddisfare o eccitare il proprio istinto sessuale».
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