«Chiedo scusa, non volevo ucciderla»

Joseph Martella parla per la prima volta del delitto della compagna Daniela Marchi: «Avevamo problemi economici»
VASTO. «Chiedo scusa. Non volevo ucciderla. La mia è stata una reazione d’impeto». Lo ha ripetuto più volte Joseph Martella, 57 anni, l’uxoricida comparso ieri mattina davanti al giudice Caterina Salusti per rispondere dell’omicidio della compagna Daniela Marchi, 53 anni. Lo ha detto al giudice ma anche alla pubblica accusa rappresentata dal procuratore capo Giampiero Di Florio. I difensori dell’uomo, gli avvocati Alessandro Orlando e Nicola Baccalà, hanno chiesto e ottenuto per il loro assistito il rito abbreviato. L’udienza si è svolta porte chiuse.
Per la prima volta l’imputato ha parlato e ha reso dichiarazioni spontanee. Martella rimasto per mesi in silenzio è arrivato in tribunale poco prima delle 10 accompagnato dai difensori. Apparentemente sereno ha preso posto in aula. Poco dopo ha ricostruito la tragedia rivivendo l’angoscia di quella sera. L’omicidio è avvenuto la sera dell’8 marzo, la festa della donna. Joseph Martella e Daniela Marchi hanno cenato. Poi è nata un discussione. «Abbiamo litigato per motivi di natura economica. Da qualche tempo litigavamo spesso. Non era la prima discussione. Ma quella sera la discussione si è accesa e ad un certo punto ho afferrato una sorta di laccio dalla spazzatura», ha spiegato Martella. Quel laccio è stato stretto attorno al collo della compagna. «Ma non volevo ucciderla», ha insistito l’uomo.
Quando la donna si è accasciata sul pavimento è stato lui stesso a chiamare i soccorsi. Pochi minuti dopo è arrivata una ambulanza del 118 e a seguire la polizia. I medici non hanno potuto fare altro che dichiarare la morte per strangolamento, procurata da quel filo elettrico stretto attorno al collo della poveretta. Nessun raptus, dunque. Nessuna volontà omicida ma solo il tragico epilogo non calcolato di un gesto non ponderato.
Ha chiesto scusa tante volte Joseph Martella. La famiglia di Daniela non si è costituita parte civile. Daniela Marchi venne sorpresa alle spalle. Dalla discussione è stato un attimo passare alla rabbia furiosa e poi al pentimento. Per mesi Martella ha ripetuto che con Daniela è morto anche lui. Ha continuato a fare il nome della compagna che amava tantissimo. «È pentito e lo ha ripetuto», hanno raccontato i difensori. L’omicidio, a distanza di sei mesi, resta un delitto inaspettato e inspiegabile, commesso da un uomo definito da chi lo conosce «garbato e silenzioso». Ma non è stato un raptus ad annebbiare la mente di Martella e indotto la stretta violenta che ha ucciso la sua donna in pochi secondi. È stata la durezza di un gesto non valutato nelle sue estreme conseguenze. Una stretta che voleva essere solo uno strattone e che invece, come ha confermato il medico legale Pietro Falco, ha provocato la morte istantanea della cinquantatreenne.
L’accusa nei confronti di Joseph Martella è comunque di omicidio volontario. L’uomo rischia una severa condanna: per l’omicidio volontario, infatti, la pena prevista dal codice va da 21 anni all’ergastolo. Se l’omicidio volontario è aggravato dai futili motivi, la pena può essere più severa. Le dichiarazioni spontanee fatte ieri da Martella saranno attentamente valutate dal pm e dal giudice. Il processo è stato aggiornato al 10 novembre per la discussione. Prima parlerà la pubblica accusa e poi i difensori. A seguire è prevista la sentenza. Inutile dire che l’attesa per il verdetto in città è alta. Martella è molto conosciuto alla Marina e lo era anche la compagna. Il quartiere rivierasco li ricorda ancora sorridenti la notte di San Silvestro. Quello che è accaduto è stato un vero e proprio fulmine a ciel sereno. Le dichiarazioni rese ieri da Martella hanno convinto chi lo conosce. «Non è una persona cattiva. Deve essergli sfuggita di mano la situazione», ha ripetuto ieri un ex vicino di casa.
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